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Esperimenti di sterilizzazione


 L'ideologia nazista pose la politica demografica al centro della sua visione del mondo. Demografia per il nazismo significava un doppio concetto operativo: favorire l'aumento della popolazione tedesca da un lato e, dall'altro creare, le premesse per una costante diminuzione delle nascite delle popolazioni "subumane" (slavi, zingari e, ovviamente, ebrei). Riuscire a trovare una metodologia di sterilizzazione pratica e applicabile su grandi masse di persone, divenne un obiettivo prioritario della ricerca medica tedesca.
Già prima della guerra nel più ampio piano di "igiene razziale" era stata varata la "Legge sulla Sterilizzazione" (14 aprile 1933) che aveva condotto alla sterilizzazione di circa 400.000 cittadini tedeschi. Il programma era costato allo stato nazista 14 milioni di Reichsmark (cinque milioni di dollari attuali) ed era stato condotto attraverso sterilizzazioni chirurgiche (legamento delle tube per le donne, vasectomia per gli uomini).
Il costo sopportato dallo Stato apparve estremamente pesante e già tra il 1935 ed il 1936 si era ricorso a sistemi alternativi come la scarificazione delle tube e l'uso dei raggi X.
Queste tecniche erano comunque ben lungi dall'essere perfezionate e presentavano tassi di mortalità troppo elevati. Sterilizzare popolazioni intere attraverso sistemi chirurgici appariva non solo economicamente insostenibile ma anche troppo lungo in termini temporali. L'opportunità di disporre nei campi di concentramento di un larghissimo numero di cavie umane diede il via ad una corsa per sperimentare i metodi alternativi alla chirurgia più assurdi e letali.

Il "metodo Clauberg"


foto: Carl Clauberg
Carl Clauberg


Nel maggio 1941 Himmler prese in considerazione il problema della "sterilizzazione non chirurgica delle donne inferiori".
Il più noto ginecologo tedesco era allora il professor Carl Clauberg che dirigeva una clinica molto frequentata dalle mogli degli alti gerarchi nazisti. A Clauberg, che era particolarmente interessato ai sistemi di "incremento della natalità" venne chiesto di rovesciare la sua ricerca esplorando il problema della sterilizzazione. Clauberg rispose che si poteva usare un sistema di sterilizzazione notevolmente efficace attraverso l'introduzione nell'utero di sostanze irritanti con l'uso di una siringa.
Nel maggio 1941 venne creata, sotto la supervisione dell'Ufficio medico delle SS Grawitz, una commissione medica destinata ad approfondire questo metodo. Oltre a Clauberg la commissione era formata dal dottor von Wolff, dal dottor Erhardt e dal dottor Schulze, tutti ginecologi di primaria importanza.
La commissione non svolse però alcun serio lavoro: Himmler pretendeva che gli esperimenti venissero svolti nel lager femminile di Ravensbruck mentre Clauberg insisteva affinché le detenute fossero trasportate nella sua clinica. Per un anno la questione non venne ripresa.
Nel maggio 1942 Clauberg si lasciò convincere dal colonnello delle SS Fritz Arlt a riprendere i contatti con Himmler. Così Clauberg scrisse a Himmler offrendosi di continuare le sue ricerche nel campo di Auschwitz. Il 7 luglio 1942 si tenne a Berlino una riunione di vertice, erano presenti Himmler, Clauberg, Glücks, Gebhardt. Himmler accettò che Clauberg lavorasse ad Auschwitz su un metodo di sterilizzazione tale che i soggetti sottoposti all'operazione "non si accorgessero di nulla". Per questo motivo all'équipe di Clauberg venne aggiunto il radiologo professor Holfeder.
Non era esattamente ciò che Clauberg desiderava ma la possibilità di disporre di cavie umane lo indusse ad accettare.
Clauberg si mise al lavoro privilegiando comunque il suo metodo: dichiarava alle vittime che si stava procedendo ad una inseminazione artificiale per poter iniettare il liquido irritante senza troppe complicazioni.
Dopo un anno di lavoro, nel giugno 1943, Clauberg comunicò a Himmler che il suo metodo era quasi a punto e che un medico, con dieci assistenti, poteva sterilizzare 1.000 donne al giorno mascherando l'operazione come semplice visita ginecologica.
In realtà le operazioni di Clauberg non erano assolutamente mascherabili, a questo proposito le testimonianze delle detenute sono impressionanti:
"Il professor Clauberg mi sottopose a quattro iniezioni, a due prove del sangue e a diversi altri esperimenti al basso ventre, soprattutto all'utero. Non saprei dire con esattezza ciò che mi venne fatto perché mi bendavano gli occhi e minacciavano di uccidermi all'istante se avessi gridato. Nonostante i dolori fortissimi che seguivano dopo ogni esperimento dovevo andare cantando al lavoro col sorriso sulle labbra" (Chana Chpfenberg, matricola di Auschwitz n. 50344).
"Ad alcune giovani donne greche il professor Clauberg fece inaridire artificialmente le ovaie e poi, per osservare il risultato, faceva loro aprire il basso ventre. Molte morirono e le sopravvissute risentono ancora oggi di quelle operazioni" (Rywiza Grynberg, matricola di Auschwitz n. 52318).


Il metodo Schumann

foto: Horst Schumann
Horst Schumann


Clauberg non stava risolvendo il problema nel senso voluto da Himmler.
Nella Cancelleria del Führer, Viktor Brack, già animatore del progetto di eutanasia, sosteneva sin dal 1941 che il metodo dei raggi X era decisamente il miglior sistema per sterilizzare enormi quantità di persone senza che se ne avvedessero.
Brack
ipotizzava la creazione di "banconi" destinati a mascherare l'attrezzatura a raggi X. Le vittime avrebbero dovuto esser fatte sostare davanti a questi banconi e irrorati di raggi X in modo da essere sterilizzati a loro insaputa. Per quanto Himmler fosse una persona sognatrice la bizzarra idea di Brack non lo convinse, prima di tutto occorreva capire se i raggi X erano o no realmente efficaci. Clauberg d'altronde utilizzava le attrezzature per i raggi X per i suoi studi privati ed occorreva trovare in fretta il sistema di sterilizzazione di massa.
Nell'agosto 1942 gli esperimenti iniziarono ad Auschwitz sotto la direzione del dottor Horst Schumann, un veterano del progetto di eutanasia già attivo nella clinica della morte di Grafeneck.
Schumann
lavora al Block 30 di Auschwitz-Birkenau con un sistema "definitivo": esponeva i prigionieri per 15 minuti ad una irrorazione diretta ai raggi X. Studiando gli effetti successivi Schumann si accorse che, nonostante le gravissime ferite, nel liquido seminale dei prigionieri una piccola percentuale di spermatozoi risultava ancora attiva. Per completare l'opera Schumann asportava i testicoli ritornando di fatto al metodo chirurgico.
Stesso destino per le donne che, dopo l'esposizione ai raggi X venivano operate e sterilizzate chirurgicamente.
Privi di qualsiasi attenzione alla sterilità degli ambienti, Schumann ed il suo assistente Dering operarono centinaia di ragazze dai 16 ai 18 (per la quasi totalità ebree greche) mietendo un numero imprecisato di morti per complicanze post-operatorie. Vi è da notare che molte delle vittime venivano sottoposte agli esperimenti già in uno stato di denutrizione avanzata e, spesse volte, con patologie tubercolari in corso.
Soltanto nella giornata del 16 dicembre 1942 90 prigionieri furono prima esposti ai raggi X e poi castrati. Da Auschwitz Schumann venne trasferito a Ravensbruck dove continuò le sue operazioni su bambine zingare di 13-14 anni. Sostanzialmente Schumann non riteneva valida l'idea dell'irrorazione ai raggi X e, nei suoi rapporti cercò di dissuadere le autorità naziste dal perseguire queste ricerche a suo dire assolutamente inutili.
Il 29 aprile 1944 Blackenburg, vice di Viktor Brack, scriveva una lettera a Himmler nella quale sosteneva che si doveva prendere atto del sostanziale fallimento del metodo ai raggi X: l'unica sterilizzazione efficace rimaneva la chirurgia.
Per capirlo erano occorsi tre anni, infinite sofferenze ed un numero imprecisabile di vittime.


Il metodo Madaus


Nell'ottobre 1941 Adolf Pokorny, medico militare in pensione, indirizzò a Himmler una lettera nella quale proponeva l'adozione di un sistema di sterilizzazione completamente nuovo.
Pokorny aveva avuto modo di leggere un articolo pubblicato da un medico, il dottor Gerhard Madaus (Tierexperimentelle studien zur frage der medikamentosen sterilisierung durch Caladium seguinum).
Madaus sosteneva che, in base ai suoi esperimenti su ratti e topi, aveva stabilito che la somministrazione di estratto dalla pianta sudamericana di Caladium seguinum provocava effetti di sterilizzazione.
La scoperta di Madaus destò l'attenzione di Himmler e diede il via ad un fitto carteggio e ad una serie di tentativi di coltivazione della pianta. Il sogno era ottenere un preparato chimico in grado di sterilizzare le popolazioni "subumane". Nonostante i tentativi probabilmente il progetto si arenò per la difficoltà incontrata nel coltivare su larga scala il Caladium seguinum.

I fratelli Wirths


Dopo il comandante del campo ad Auschwitz una delle massime autorità tra le SS era il comandante dei medici.
Questa carica, a partire dal 1942, venne ricoperta dal dottor Eduard Wirths. Oltre a comandare tutti i presenti ad Auschwitz ed essere il principale responsabile per l'organizzazione delle selezioni che conducevano l'80% degli ebrei deportati alle camere a gas, Wirths coltivava le sue personali ricerche "scientifiche" utilizzando le prigioniere come cavie.
Wirths era interessato allo studio del cancro della cervice (la parte alta dell'utero). Eduard Wirths utilizzava uno strumento detto colposcopio con il quale riusciva a mettere allo scoperto cervice e ad applicarvi acido acetico e composti allo iodio. Quando si manifestavano effetti causati dalle applicazioni Wirths asportava la cervice chirurgicamente e la inviava a suo fratello Helmuth in un laboratorio di Amburgo-Altona. Qui Helmuth proseguiva gli studi sui reperti insieme al professor Hinselmann che era stato docente dei due fratelli.
Ovviamente queste rimozioni erano crudelmente inutili: sarebbe stato sufficiente svolgere una banale biopsia su un piccolo pezzo di tessuto. Ovviamente le detenute arrivavano sul tavolo operatorio di Wirths in pessime condizioni fisiche e l'operazione le indeboliva ulteriormente. Il risultato era che una parte moriva a causa di emorragie e complicazioni e un'altra parte usciva dall'esperienza così indebolita da essere inabile al lavoro e quindi destinata immediatamente alle camere a gas.
Il fratello Helmuth lo raggiunse ad Auschwitz dove i due continuarono a condurre i loro esperimenti. In queste operazioni Wirths era aiutato da un medico prigioniero, il dottor Maximilian Samuel, un ebreo tedesco che accettò di collaborare nella speranza di salvare se stesso e la figlia.
Secondo la testimonianza di Adelaide De Jong: "il 29 agosto 1943 contro la mia volontà e senza alcuna necessità venni sterilizzata dal dottor Samuel (...) Samuel mi praticò due iniezioni e persi conoscenza. Quando rinvenni mi ritrovai in un letto dell'infermeria e mi accorsi che perdevo sangue in mezzo alle gambe. Domandai al dottor Samuel cosa era successo e lui mi rispose che mi avevano sterilizzata". Ovviamente Wirths fece uccidere sia Samuel sia sua figlia.

Pubblicato il 2/4/2008 alle 15.57 nella rubrica Gli esperimenti "medici" nei campi di concentramento nazisti.

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