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Teoria della strategia della tensione

 


La locuzione "strategia della tensione", utilizzata per la prima volta dopo l'attentato di Piazza Fontana, si riferisce ad una teoria interpretativa dell'insieme delle stragi e degli attentati terroristici italiani ed Europei avvenuti nei decenni successivi alla vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale e, in Italia, con particolare intensità, tra il 1969 e il 1984, ed in misura minore anche successiva.

In modo chiaro e documentato si sono raccolte abbondanti prove, di contiguità e collegamenti tra gli esecutori materiali di tale strategia, sovente individuati in appartenenti a movimenti politici, spesso legati ad ambienti di estrema destra o di estrema sinistra e di strutture afferenti ai servizi segreti civili e militari di quasi tutti i Paesi NATO e dell'Europa Orientale, e persino di Stati neutrali, come la Svizzera.Lo scopo di tale strategia sarebbe stato quello di creare allarme e terrore nell'opinione pubblica al fine di giustificare l'instaurazione di uno stato di polizia, o di una dittatura di tipo orientale, anche attraverso il confezionamento di attentati congegnati in modo tale da farli apparire ideati ed eseguiti da membri di organizzazioni dell'estrema sinistra o dell'estrema destra. Fu accertata l'attiva interferenza di servizi segreti stranieri, con l'addestramento all'estero di terroristi italiani e l'invio in Italia di armi. Fu accertata la disponibilità di 'Santuari' all'estero a disposizione di terroristi italiani implicati in attentati in Italia. Il movente principale fu di destabilizzare la situazione politica italiana, mettendo in pericolo la democrazia. In tale ottica, tra i moventi di tale strategia, soprattutto in Italia e nel quadro della Guerra fredda, sarebbe stato quello di destabilizzare il sistema politico democratico, agire sul collocamento internazionale dell'Italia, e forse rendere incerto il percorso del Partito Comunista Italiano (PCI) che, proprio negli "anni della contestazione" (1968 - 1978), arrivò ad un soffio dal divenire il primo partito italiano (34% dei consensi, nel 1976), e contemporaneamente con il 'compromesso storico' si avviava a modificare il quadro politico italiano.Il 12 dicembre 1969 avvenne un attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana a Milano. Nella strage di Piazza Fontana morirono 16 persone e 88 furono ferite.
Il 4 agosto 1974, un attentato di grande rilievo riconducibile alla stagione più calda della strategia della tensione in Italia fu la strage dell'Italicus a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, in cui morirono 12 persone e altre 105 rimasero ferite.
Il 16 marzo 1978 avvenne il rapimento di Aldo Moro e l'uccisione dei 5 uomini della sua scorta.
Il 2 agosto 1980 avvenne la strage di Bologna, in cui morirono ottantacinque persone e furono ferite oltre duecento.
Il 17 dicembre 1981 venne rapito a Verona il generale americano James Lee Dozier.
Il 15 febbraio 1984 venne ucciso a Roma il generale americano Ray Leamon Hunt, comandante in capo della Sinai Multinational Force and Observer Group.
Il 24 dicembre 1984 avvenne un attentato al treno Rapido 904.
Il 27 dicembre 1985 avvenne la Strage di Fiumicino ad opera di terroristi stranieri, con l'uccisione di 13 persone.
Il 10 marzo 1987 Licio Giorgieri, generale dell'aereonautica, fu ucciso a Roma.

Il passaggio da semplice Teoria, fatto astratto, a fatto reale necessitava di prove.
Furono raccolte prove :

Le prove sono molte e abbondanti, non appare tuttavia sia stato effettuato un accertamento coordinato e congiunto di tali prove, tale da poter individuare i filoni conduttori di tali intromissioni nell'operato dei terroristi.
Accanto ad una mancanza di accertamento documentario vi sono molte teorie di varia parte.


 

Alex Boschetti e Anna Ciammitti nel loro libro "La strage di Bologna"(edizioni BeccoGiallo), che analizza la strage del 2 agosto 1980 e tutti i riscontri delle indagini, compresi i depistaggi attuati da Licio Gelli, considerano i NAR un punto di snodo nella strategia della tensione insieme con la P2 e la CIA per attuare uno spostamento dell'Italia verso destra con un golpe strisciante aiutato da gran parte dei rappresentanti di governo e servizi segreti (in buona parte iscritti alla loggia coperta P2).

Destabilizzare per stabilizzare, quindi una presa violenta del Paese così come era teorizzato dal manuale trovato nella valigetta di Gelli "Field Manual" di provenienza CIA che forse finanziò e favorì tale situazione per non permettere l'accesso al governo dei comunisti in Italia, sarebbe stato cioè un coinvolgimento dei servizi segreti italiani, uno dei cui direttori, Vito Miceli, fu arrestato nel 1974.

Gian Adelio Maletti, l'ex capo dell'ufficio D del SID (dal 1971 al 1975), ora cittadino sudafricano e con diverse condanne pendenti in Italia (tra cui quelle relative ai depistaggi dei servizi nelle indagini sulla strage di piazza Fontana) il 4 agosto 2000 rilascia un'intervista al quotidiano La Repubblica in cui parla del coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra: secondo Maletti non sarebbe stata determinante nella scelta dei tempi e degli obbiettivi, ma avrebbe fornito ad Ordine Nuovo e ad altri gruppi di destra attrezzature ed esplosivo (tra cui, in base alle indagini effettuate allora dal SID, anche quello impiegato nella strage di piazza Fontana) con lo scopo di creare un clima favorevole ad un colpo di stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia e del fatto che al SID, nonostante questo servizio informasse il governo di quanto scoperto, non fu mai chiesto di intervenire.

Le proteste e le interrogazioni parlamentari per le deviazioni dei servizi segreti (quindi principalmente il SID) portarono nel 1977 ad una riorganizzazione che avrebbe dovuto dare maggiori garanzie democratiche.

Pubblicato il 24/3/2008 alle 18.0 nella rubrica Anni settanta.

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