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2 aprile 2008
Altri esperimenti "medici"
 Nei campi di concentramento nazisti si sviluppò un incredibile numero di esperimenti scientifici che ebbero come cavie esseri umani. Molti all'interno di progetti di ricerca altri assolutamente improvvisati. 
  

Esperimenti con i veleni

Tra il dicembre 1943 e l'ottobre 1944 vennero condotti nel lager di Buchenwald esperimenti destinati a indagare le proprietà venefiche di alcune sostanze sull'uomo.
I veleni venivano distribuiti nel cibo dei prigionieri che morivano per lo più quasi subito mentre quelli che sopravvivevano venivano uccisi per consentire le autopsie.
Verso il settembre 1944 ad un gruppo di prigionieri vennero sparati proiettili avvelenati per testarne l'efficacia. In questi ultimi esperimenti si distinse particolarmente il dottor
Mrugowsky
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foto: Jochim Mrugowsky
Jochim Mrugowsky


Esperimenti di vivisezione

Si svolsero particolarmente a Buchenwald sotto la direzione di
Hans Eisele.
Oltre alla vivisezione Eisele studiava il meccanismo del vomito somministrando ai prigionieri iniezioni di apomorfine.
Si è calcolato che Eisele in questi esperimenti abbia ucciso circa 300 prigionieri ebrei per lo più olandesi.
Insieme a Eisele era impegnato sempre a Buchenwald anche il dottor Neumann. 

foto: Hans Eisele
Hans Eisele


Esperimenti sui gruppi sanguigni 

Questi studi vennero condotti a Buchenwald dal dottor Ellenback.
Il più attivo in questo campo fu il dottor Bruno Weber che operava trasfusioni tra persone di gruppi sanguigni differenti per studiare il decorso mortale

Esperimenti ginecologici 

Hermann Stieve direttore dell'Istituto di Anatomia dell'Università di Berlino condusse esperimenti scientifici sul mestruo femminile nella prigione di Plotensee e nel lager di Ravensbruck.
Si interessava agli effetti dello stress sul ciclo mestruale e particolarmente alle perdite di sangue mestruale che si verificavano nelle prigioniere cui era annunziata la imminente esecuzione. Con una serie di autopsie dimostrò che non si trattava di regolari mestruazioni dopo una ovulazione ma perdite dovute allo stress e allo spavento.
Pubblicò i risultati dei suoi studi dopo la guerra.
 

foto: Hermann Stieve
Hermann Stieve

Esperimenti sulla denutrizione 

Furono condotti dal professor Heinrich Bering che utilizzò prigionieri di guerra sovietici.
Mentre i prigionieri morivano di fame osservava l'affievolirsi delle funzioni vitali: abbassamento della libido, capogiri, emicranie, edema, rigonfiamenti addominali.
In un rapporto scrisse: "I mutamenti nel tratto gastrointestinale che abbiamo constatato durante le autopsie sono particolarmente interessanti".
Dopo la guerra pubblicò i risultati dei suoi orribili esperimenti.








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2 aprile 2008
Esperimenti su ossa, nervi e muscoli
 Durante lo stesso periodo nel quale vennero condotti gli esperimenti sui sulfamidici a Ravensbruck il professor Gebhardt e la sua "squadra" di medici assassini avviò un altro programma di ricerca.
Si trattava di studiare il processo rigenerativo delle ossa, dei nervi e dei muscoli. Verso la fine del 1942 Gebhardt presentò ai suoi assistenti un nuovo arrivato: il dottor Stumpfegger annunciando che a lui sarebbe stata affidata la responsabilità di questo nuovo ciclo di test. Il dottor Fischer venne incaricato di stendere un piano di ricerca. Queste operazioni consistevano fondamentalmente nel praticare incisioni nelle gambe delle prigioniere. Veniva rimosso chirurgicamente un pezzo di muscolo. Dopo una settimana veniva rimosso un altro pezzo di muscolo adiacente alla parte asportata. La dottoressa Oberheuser era incaricata della selezione delle prigioniere.


foto: Karl Gebhardt
Karl Gebhardt

Per quanto riguarda lo studio della rigenerazione delle ossa Stumpfegger (sempre coadiuvato da Fischer e dalla Oberheuser) rimuoveva parte della tibia della vittima e la reimpiantava in un'altra prigioniera. Circa una ventina di donne vennero sottoposte a queste assurde sperimentazioni. A selezionare le vittime era incaricato il dottor Schiedlausky.
La prigioniera polacca Maczka, incaricata come tecnica radiologa di assistere l'équipe, ricordò al processo di Norimberga circa 13 casi di operazioni sulle ossa. C'erano sostanzialmente tre tipologie: fratturazioni, trapianti e esperimenti di nuove tecniche di ingessatura. Su ogni vittima le operazioni potevano ripetersi anche 6 volte.
Nel suo affidavit Fischer ricorda uno degli esperimenti più orribili avvenuti su un prigioniero di nome Ladisch. Questi aveva subito l'asportazione della scapola e della clavicola a causa di un tumore. Fischer asportò clavicola e scapola ad una prigioniera polacca perfettamente sana e Stumpfegger eseguì il reimpianto su Ladisch. La ragazza venne uccisa dalla Oberheuser con una iniezione. Un'altra vittima, Wladislawa Karolewska, subì ben tre operazioni.
foto: Fritz Fischer
Fritz Fischer
Come risulta dalla testimonianza di Zophia Maczka sia le operazioni sui muscoli che quelle sulle ossa e sui nervi erano prive di alcuna serietà scientifica.
Il gruppo delle vittime (circa 75) comprendeva anche una ragazza polacca, Szophia Sokulska, che venne operata con la promessa che, alla fine dell'esperimento avrebbe potuto riabbracciare il figlioletto di 2 anni. In realtà il bambino era stato ucciso diverse settimane prima. La Sokulska venne operata da Schiedaulsky e dalla Oberheuser. Le vennero praticate tre incisioni al femore, alla tibia e al piede sinistro. Vennero prelevati tre tasselli di osso e al loro posto vennero impiantati tre tasselli di tessuto necrotico provenienti da un'altra prigioniera precedentemente infettata con la cancrena gassosa.
L'inutilità sadica di questi esperimenti è resa evidente dall'atteggiamento stesso dei medici. La Oberheuser voleva verificare se, senza il periostio, la rigenerazione ossea avesse luogo ugualmente. Già da tempo era stato stabilita l'impossibilità ma la Oberheuser lo asportava completamente.
Fischer
invece quando poteva si allenava praticando operazioni di ernia su prigioniere completamente sane.
Si arrivò addirittura a sottoporre due sorelle ad un innesto incrociato di tessuto osseo per verificare se tra consanguinei la rigenerazione presentasse differenze rispetto al normale.

foto: Herta Oberheuser
Herta Oberheuser

La testimonianza di Zophia Maczka

Riguardo agli esperimenti che hanno avuto luogo nel lager di Ravensbrück, furono effettuati fra l'estate del 1942 e l'estate del 1943. Gli esperimenti vennero condotti nell'ospedale del lager, sotto la direzione del professor dottor
Gebhardt, SS Brigadeführer.
Il professor
Gebhardt era a capo del sanatorio di Hohenlychen a Hohenlychen (Mecklenburg). Gli esperimenti si svolgevano con l'aiuto del Dott. Fischer, che era l'assistente del professor Gebhardt. C'era inoltre un altro assistente di cui non conosco il nome. Parteciparono al loro svolgimento i seguenti medici del lager: dottoressa Herta Oberheuser, dottor Rolf Rosenthal, dottor Schiedlausky; tutte le infermiere tedesche che erano impiegate in quel periodo nel lager e due prigioniere tedesche (Schutzhaftgefangene): Gerda Quernhein e Fina Pautz, prestavano assistenza.
Furono scelte le prigioniere politiche polacche in custodia protettiva giunte con i trasporti da Varsavia e da Lublino, in tutto ne vennero selezionate 74. Tutte coloro che furono scelte erano donne in buona salute e di buona costituzione. Molte erano studentesse. La più giovane aveva 16 anni, la più vecchia 48.
Gli esperimenti dovevano essere effettuati per scopi scientifici, ma non avevano niente a che fare con la scienza. Vennero effettuati in circostanze orribili. I medici ed il personale di supporto non era addestrato. Gli ambienti non erano né asettici né igienici. Dopo gli esperimenti, le pazienti venivano lasciate nelle stanze ancora sotto shock senza aiuto medico, senza l'aiuto di un'infermiera o qualsiasi controllo.
Le operazioni venivano fatte secondo la volontà dei medici con strumenti chirurgici non sterilizzati. Il dottor Rosenthal, che ha effettuato la maggior parte delle operazioni, si distingueva per il suo sadismo.
Verso la fine del 1943 gli esperimenti vennero effettuati nel "bunker" che era l'orribile prigione del lager. Le vittime venivano operate lì perché avevano cercato di opporsi e le operazioni venivano condotte nelle celle senza neppure lavare le parti del corpo che sarebbero state operate. Questa era "l'atmosfera scientifica" nella quale venivano effettuati gli esperimenti "scientifici". Tutti gli esperimenti erano effettuati sulle gambe e le pazienti venivano narcotizzate.
Gli esperimenti erano divisi in due gruppi principali:
1. Esperimenti che prevedevano l'infezione del paziente.
2. Esperimenti asettici sperimentali.
Nel primo caso veniva aperta una ferita nella gamba che successivamente veniva infettata con batteri. Vennero usati lo stafilococco aureo, il malignum dell'edema, il bacillo della cancrena gassosa e il tetano.
Weronika Kraska, infettata con il tetano morì dopo alcuni giorni.
Kazimiera Kurowska fu infettata con il bacillo della cancrena gassosa morì anche lei dopo alcuni giorni.
Con il malignum dell'edema furono infettate Aniela Lefanowicz, Zofia Kiecol, Alfreda Prus e Maria Kusmierczuk.
Le prime tre morirono dopo pochi giorni mentre Maria Kusmierczuk sopravvisse all'infezione. Rimase malata per più di un anno, oggi ma è viva ed è prova vivente.
Venivano utilizzati piretici (stimolanti della febbre) le ferite infettate provocavano velocemente la malattia.
Molte delle pazienti rimasero malate per mesi e quasi tutte rimasero zoppe.
PerchÈil professor
Gebhardt, con la sua formazione, effettuò questi esperimenti? Per esaminare i nuovi farmaci dell'industria chimica tedesca; principalmente vennero usati il cibazol e l'albucid. Anche il tetano venne trattato in questo modo. I risultati del trattamento non venivano controllati, o se veniva fatto la metodologia era inadeguata, superficiale, e di nessuna utilità.
Gli esperimenti asettici consistevano in operazioni sulle ossa, sui muscoli e sui nervi. Controllavo le ossa eseguendo le radiografie. Come addetta infatti avevo il compito di eseguire tutte le radiografie alle pazienti. Fu in questo modo che capii quanto stava accadendo.
Venivano effettuati i seguenti esperimenti:
(a) fratturazioni;
(b) trapianto dell'osso
(c) innesto dell'osso
Le ossa venivano rotte nella parte inferiore delle gambe con colpi di martello e successivamente venivano ingessate con delle pinze (per esempio Janiga Marczewska) o senza pinze (per esempio Leonarda Bien). Dopo diversi giorni veniva rimossa l'ingessatura e la gamba veniva lasciata così fino alla guarigione.
I trapianti venivano effettuati nel modo usuale, salvo che parti intere della fibula venivano tagliate, a volte con il periosteum, a volte senza periosteum. Un esempio tipico di queste operazioni è quella effettuata su Krystyna Dabska.
Per quanto riguarda gli innesti di ossa erano condotti da
Gebhardt e dai suoi collaboratori. Durante la fase preparatoria dell'operazione venivano inseriti due tasselli ossei nelle tibie di entrambe le gambe. In una seconda operazione ciascun tassello veniva asportato insieme alla parte di osso vicina e il tutto veniva portato alla clinica di Hohenlychen.
Come operazione supplementare all'espianto questo procedimento venne applicato a due prigioniere in custodia protettiva che - come conseguenza - contrassero una deformazione ossea di tipo osteomelitico. Non si trattava di due prigioniere polacche ma di una tedesca Maria Konwitschka che era Testimone di Geova e di una ucraina Maria Hretschana.
Gebhardt era interessato alla reazione.
Gli esperimenti sui muscoli consistevano in diverse operazioni svolte sempre sullo stesso punto nella parte alta o bassa delle gambe. Ad ogni ulteriore operazione venivano tagliati pezzi di muscolo sempre più ampi. Alle volte veniva impiantato un piccolo pezzo di osso nel muscolo (come accadde alla prigioniera Babinska).
Durante le operazioni ai nervi parte dei nervi stessi venivano rimosse (per esempio a Barbara Pytlewska).
E' stata raggiunta qualche risultato [scientifico]? No, affatto: gli esperimenti non sono stati controllati scientificamente e quando fu fatto regnava una estrema insufficienza nella analisi. Non so esattamente cosa facessero con questi pezzi di ossa, di muscoli e di nervi .
Qual'era il destino di quelle prigioniere che riuscivano a lasciare vive l'ospedale? Quasi tutte erano divenute zoppe e sopportavano terribili sofferenze come risultato delle operazioni. Ancora più terribile era la tortura morale inflitta perché da quel momento vivevano con la convinzione che alla fine sarebbero state tutte uccise per nascondere le prove degli esperimenti.
Le autorità del lager, il comandante Suhren, l'aiutante Braeuning e la soprintendente principale Binz, ricordavano attraverso i loro ordini alle vittime che non dovevano dimenticare di essere delle condannate a morte. Infatti ben 6 delle pazienti sopravvissute alle operazioni furono uccise.




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2 aprile 2008
Esperimenti di infezioni per lo studio dei sulfamidici
 I sulfamidici
e la morte di Heydrich

Con sulfamidici oggi intendiamo tutta quella serie di derivati dall'acido solfanilico introdotti nella terapia antibatterica da Gerhard Domagk a partire dal 1935.
Con il cosiddetto "Prontosil" Domagk introduceva il primo prodotto chemioterapico antibatterico.
Nonostante Domagk fosse un patologo tedesco (per la sua scoperta gli venne tributato il premio Nobel che per ordine delle autorità naziste non poté ritirare) la sua scoperta non fu universalmente accolta dai circoli medici tedesco.
Così, all'inizio della guerra, la medicina tedesca doveva ancora pienamente convincersi della validità antibatterica dei sulfamidici.
La disputa tra favorevoli e contrari all'uso dei sulfamidici ebbe un momento di intensità al capezzale di
Reinhard Heydrich. Il braccio destro di Himmler era stato gravemente ferito durante un attentato tesogli da patrioti cechi il 27 maggio 1942. Il 2 giugno Heydrich moriva a causa delle infezioni sviluppatesi.
I migliori medici tedeschi si erano affannati per prestare le cure necessarie e, tra questi, il medico personale di Hitler Morell e il professor
Gebhardt, capo chirurgo del Servizio medico delle SS.
Tra Morell e
Karl Gebhardt era scoppiata una disputa sull'uso di sulfamidici per curare Heydrich. Morell era favorevole, Gebhardt contrario. I sulfamidici non vennero somministrati. 

cicatrice su una gamba

foto: una sopravvissuta mostra le proprie cicatrici
una sopravvissuta mostra gli effetti degli esperimenti sul proprio corpo al Tribunale di Norimberga.


Iniziano le ricerche

La morte di Heydrich, e con maggiore probabilità le voci sull'uso intenso fatto dagli Alleati di questa nuova medicina, indussero i vertici nazisti a compiere una ricerca sulla loro validità.
Fu Himmler a volere la ricerca e ad affidarla proprio a
Gebhardt che non credeva affatto nella loro validità.
Gebhardt formò una squadra di ricercatori composti dal suo assistente
Fritz Fischer, dal dottor Schiedlausky (medico nel campo di concentramento di Ravensbruck), dal dottor Rosenthal e dalla dottoressa Herta Oberheuser.
Questo gruppo di medici iniziò a partire dal 1942 una serie di esperimenti sulle prigioniere utilizzandole come cavie.
 
foto; interno dell'infermeria di Ravensbruck
L'infermeria di Ravensbruck, il luogo degli esperimenti

La metodologia dell'orrore

Nel luglio 1942 Gebhardt comunicò a Fischer che avrebbe dovuto assisterlo in una serie di esperimenti da condursi a Ravensbruck per testare la reale efficacia dei sulfamidici. L'ordine proveniva direttamente da Himmler e da Grawitz Capo del Servizio Medico delle SS. La prima serie di esperimenti coinvolsero 5 prigionieri.
L'Istituto di Igiene delle SS aveva inviato le culture di batteri infettivi che vennero inoculati nelle prigioniere alle quali veniva praticata una ferita nella gamba profonda mezzo centimetro e lunga otto. La ferita veniva poi ricucita e la gamba fasciata in modo tale che il decorso dell'infezione non fosse disturbato da altri eventi. Seguì a breve una seconda serie di cinque prigionieri.
Ci si accorse tuttavia che i batteri usati erano troppo deboli e
Gebhardt scrisse al capo dell'Istituto d'Igiene delle SS Joachim Mugrowsky per ottenere batteri più attivi. Una volta ottenute le nuove culture altri dieci prigionieri vennero infettati.
Il comandante del campo di Ravensbruck a questo punto fece sapere a
Gebhardt che da quel momento in poi avrebbe fornito soltanto detenute donne. A questo punto per circa due settimane gli esperimenti vennero interrotti e da Berlino si decise di utilizzare prigioniere politiche polacche.
In più emerse che le infezioni provocate non rispecchiavano con esattezza le condizioni del campo di battaglia e perciò si decise di introdurre nelle ferite anche piccole schegge di legno per simulare meglio la tipologia militare delle ferite. Le successive trenta pazienti vennero divise in tre gruppi di dieci: il primo gruppo fu infettato con batteri e pezzetti di legno, il secondo con batteri e frammenti di vetro, il terzo gruppo oltre ai batteri venne infettato con vetro e legno contemporaneamente.
Per rendersi conto personalmente degli sviluppi delle ricerche il dottor
Grawitz si recò a Ravensbruck. Grawitz ascoltò il rapporto sugli esperimenti e chiese quante persone fossero decedute. Saputo che ancora non vi erano stati decessi disse che gli esperimenti non simulavano in alcun modo le condizioni che si verificavano al fronte.
Grawitz
spiegò a Fischer che si stavano studiando infezioni nate su ferite provocate da colpi di arma da fuoco e che perciò occorreva sparare alle prigioniere e ordinò che gli esperimenti venissero condotti in questo modo. Gebhardt e Fischer decisero che si doveva evitare di sparare alle prigioniere perché i risultati della ferita potevano essere imprevedibili. Perciò per simulare la rottura dei tessuti provocata dall'impatto del proiettile cominciarono a tagliare i vasi sanguigni in modo da non far irrorare la ferita. L'interruzione della circolazione avrebbe dovuto favorire il fiorire della infezione. Furono anche abbandonate le inserzioni di legno e vetro e oltre ai batteri vennero inoculate colture di streptococchi e stafilococchi.
Il risultato fu che nel giro di 24 ore tutte le pazienti svilupparono infezioni intense. A questo punto
Gebhardt e Fischer adottarono due tecniche: una parte delle prigioniere venne trattata con i metodi chirurgici e un'altra con i sulfamidici.
Le sofferenze delle prigioniere erano indicibili, le morti si susseguivano. La ragione era semplice:
Gebhardt non aveva alcun interesse a dimostrare la validità dei sulfamidici: il suo punto di vista era che soltanto i metodi chirurgici potessero portare ad una guarigione effettiva. Fischer aggiunse poi altri esperimenti non previsti: una polacca di 18 anni, Veronika Kraska venne infettata con il tetano e anziché curarla con il siero antitetanico le vennero somministrati sulfamidici. Ovviamente la ragazza morì in modo atroce ma ancora una volta l'équipe di Gebhardt aveva dimostrato l'inutilità dei sulfamidici.
Il 24-26 maggio 1943 a Berlino alla Accademia Militare di Berlino
Gebhardt dinanzi a più di 150 medici militari comunica le sue conclusioni: i sulfamidici non sono efficaci, occorre continuare a trattare le ferite chirurgicamente.



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2 aprile 2008
Esperimenti di sterilizzazione

 L'ideologia nazista pose la politica demografica al centro della sua visione del mondo. Demografia per il nazismo significava un doppio concetto operativo: favorire l'aumento della popolazione tedesca da un lato e, dall'altro creare, le premesse per una costante diminuzione delle nascite delle popolazioni "subumane" (slavi, zingari e, ovviamente, ebrei). Riuscire a trovare una metodologia di sterilizzazione pratica e applicabile su grandi masse di persone, divenne un obiettivo prioritario della ricerca medica tedesca.
Già prima della guerra nel più ampio piano di "igiene razziale" era stata varata la "Legge sulla Sterilizzazione" (14 aprile 1933) che aveva condotto alla sterilizzazione di circa 400.000 cittadini tedeschi. Il programma era costato allo stato nazista 14 milioni di Reichsmark (cinque milioni di dollari attuali) ed era stato condotto attraverso sterilizzazioni chirurgiche (legamento delle tube per le donne, vasectomia per gli uomini).
Il costo sopportato dallo Stato apparve estremamente pesante e già tra il 1935 ed il 1936 si era ricorso a sistemi alternativi come la scarificazione delle tube e l'uso dei raggi X.
Queste tecniche erano comunque ben lungi dall'essere perfezionate e presentavano tassi di mortalità troppo elevati. Sterilizzare popolazioni intere attraverso sistemi chirurgici appariva non solo economicamente insostenibile ma anche troppo lungo in termini temporali. L'opportunità di disporre nei campi di concentramento di un larghissimo numero di cavie umane diede il via ad una corsa per sperimentare i metodi alternativi alla chirurgia più assurdi e letali.

Il "metodo Clauberg"


foto: Carl Clauberg
Carl Clauberg


Nel maggio 1941 Himmler prese in considerazione il problema della "sterilizzazione non chirurgica delle donne inferiori".
Il più noto ginecologo tedesco era allora il professor Carl Clauberg che dirigeva una clinica molto frequentata dalle mogli degli alti gerarchi nazisti. A Clauberg, che era particolarmente interessato ai sistemi di "incremento della natalità" venne chiesto di rovesciare la sua ricerca esplorando il problema della sterilizzazione. Clauberg rispose che si poteva usare un sistema di sterilizzazione notevolmente efficace attraverso l'introduzione nell'utero di sostanze irritanti con l'uso di una siringa.
Nel maggio 1941 venne creata, sotto la supervisione dell'Ufficio medico delle SS Grawitz, una commissione medica destinata ad approfondire questo metodo. Oltre a Clauberg la commissione era formata dal dottor von Wolff, dal dottor Erhardt e dal dottor Schulze, tutti ginecologi di primaria importanza.
La commissione non svolse però alcun serio lavoro: Himmler pretendeva che gli esperimenti venissero svolti nel lager femminile di Ravensbruck mentre Clauberg insisteva affinché le detenute fossero trasportate nella sua clinica. Per un anno la questione non venne ripresa.
Nel maggio 1942 Clauberg si lasciò convincere dal colonnello delle SS Fritz Arlt a riprendere i contatti con Himmler. Così Clauberg scrisse a Himmler offrendosi di continuare le sue ricerche nel campo di Auschwitz. Il 7 luglio 1942 si tenne a Berlino una riunione di vertice, erano presenti Himmler, Clauberg, Glücks, Gebhardt. Himmler accettò che Clauberg lavorasse ad Auschwitz su un metodo di sterilizzazione tale che i soggetti sottoposti all'operazione "non si accorgessero di nulla". Per questo motivo all'équipe di Clauberg venne aggiunto il radiologo professor Holfeder.
Non era esattamente ciò che Clauberg desiderava ma la possibilità di disporre di cavie umane lo indusse ad accettare.
Clauberg si mise al lavoro privilegiando comunque il suo metodo: dichiarava alle vittime che si stava procedendo ad una inseminazione artificiale per poter iniettare il liquido irritante senza troppe complicazioni.
Dopo un anno di lavoro, nel giugno 1943, Clauberg comunicò a Himmler che il suo metodo era quasi a punto e che un medico, con dieci assistenti, poteva sterilizzare 1.000 donne al giorno mascherando l'operazione come semplice visita ginecologica.
In realtà le operazioni di Clauberg non erano assolutamente mascherabili, a questo proposito le testimonianze delle detenute sono impressionanti:
"Il professor Clauberg mi sottopose a quattro iniezioni, a due prove del sangue e a diversi altri esperimenti al basso ventre, soprattutto all'utero. Non saprei dire con esattezza ciò che mi venne fatto perché mi bendavano gli occhi e minacciavano di uccidermi all'istante se avessi gridato. Nonostante i dolori fortissimi che seguivano dopo ogni esperimento dovevo andare cantando al lavoro col sorriso sulle labbra" (Chana Chpfenberg, matricola di Auschwitz n. 50344).
"Ad alcune giovani donne greche il professor Clauberg fece inaridire artificialmente le ovaie e poi, per osservare il risultato, faceva loro aprire il basso ventre. Molte morirono e le sopravvissute risentono ancora oggi di quelle operazioni" (Rywiza Grynberg, matricola di Auschwitz n. 52318).


Il metodo Schumann

foto: Horst Schumann
Horst Schumann


Clauberg non stava risolvendo il problema nel senso voluto da Himmler.
Nella Cancelleria del Führer, Viktor Brack, già animatore del progetto di eutanasia, sosteneva sin dal 1941 che il metodo dei raggi X era decisamente il miglior sistema per sterilizzare enormi quantità di persone senza che se ne avvedessero.
Brack
ipotizzava la creazione di "banconi" destinati a mascherare l'attrezzatura a raggi X. Le vittime avrebbero dovuto esser fatte sostare davanti a questi banconi e irrorati di raggi X in modo da essere sterilizzati a loro insaputa. Per quanto Himmler fosse una persona sognatrice la bizzarra idea di Brack non lo convinse, prima di tutto occorreva capire se i raggi X erano o no realmente efficaci. Clauberg d'altronde utilizzava le attrezzature per i raggi X per i suoi studi privati ed occorreva trovare in fretta il sistema di sterilizzazione di massa.
Nell'agosto 1942 gli esperimenti iniziarono ad Auschwitz sotto la direzione del dottor Horst Schumann, un veterano del progetto di eutanasia già attivo nella clinica della morte di Grafeneck.
Schumann
lavora al Block 30 di Auschwitz-Birkenau con un sistema "definitivo": esponeva i prigionieri per 15 minuti ad una irrorazione diretta ai raggi X. Studiando gli effetti successivi Schumann si accorse che, nonostante le gravissime ferite, nel liquido seminale dei prigionieri una piccola percentuale di spermatozoi risultava ancora attiva. Per completare l'opera Schumann asportava i testicoli ritornando di fatto al metodo chirurgico.
Stesso destino per le donne che, dopo l'esposizione ai raggi X venivano operate e sterilizzate chirurgicamente.
Privi di qualsiasi attenzione alla sterilità degli ambienti, Schumann ed il suo assistente Dering operarono centinaia di ragazze dai 16 ai 18 (per la quasi totalità ebree greche) mietendo un numero imprecisato di morti per complicanze post-operatorie. Vi è da notare che molte delle vittime venivano sottoposte agli esperimenti già in uno stato di denutrizione avanzata e, spesse volte, con patologie tubercolari in corso.
Soltanto nella giornata del 16 dicembre 1942 90 prigionieri furono prima esposti ai raggi X e poi castrati. Da Auschwitz Schumann venne trasferito a Ravensbruck dove continuò le sue operazioni su bambine zingare di 13-14 anni. Sostanzialmente Schumann non riteneva valida l'idea dell'irrorazione ai raggi X e, nei suoi rapporti cercò di dissuadere le autorità naziste dal perseguire queste ricerche a suo dire assolutamente inutili.
Il 29 aprile 1944 Blackenburg, vice di Viktor Brack, scriveva una lettera a Himmler nella quale sosteneva che si doveva prendere atto del sostanziale fallimento del metodo ai raggi X: l'unica sterilizzazione efficace rimaneva la chirurgia.
Per capirlo erano occorsi tre anni, infinite sofferenze ed un numero imprecisabile di vittime.


Il metodo Madaus


Nell'ottobre 1941 Adolf Pokorny, medico militare in pensione, indirizzò a Himmler una lettera nella quale proponeva l'adozione di un sistema di sterilizzazione completamente nuovo.
Pokorny aveva avuto modo di leggere un articolo pubblicato da un medico, il dottor Gerhard Madaus (Tierexperimentelle studien zur frage der medikamentosen sterilisierung durch Caladium seguinum).
Madaus sosteneva che, in base ai suoi esperimenti su ratti e topi, aveva stabilito che la somministrazione di estratto dalla pianta sudamericana di Caladium seguinum provocava effetti di sterilizzazione.
La scoperta di Madaus destò l'attenzione di Himmler e diede il via ad un fitto carteggio e ad una serie di tentativi di coltivazione della pianta. Il sogno era ottenere un preparato chimico in grado di sterilizzare le popolazioni "subumane". Nonostante i tentativi probabilmente il progetto si arenò per la difficoltà incontrata nel coltivare su larga scala il Caladium seguinum.

I fratelli Wirths


Dopo il comandante del campo ad Auschwitz una delle massime autorità tra le SS era il comandante dei medici.
Questa carica, a partire dal 1942, venne ricoperta dal dottor Eduard Wirths. Oltre a comandare tutti i presenti ad Auschwitz ed essere il principale responsabile per l'organizzazione delle selezioni che conducevano l'80% degli ebrei deportati alle camere a gas, Wirths coltivava le sue personali ricerche "scientifiche" utilizzando le prigioniere come cavie.
Wirths era interessato allo studio del cancro della cervice (la parte alta dell'utero). Eduard Wirths utilizzava uno strumento detto colposcopio con il quale riusciva a mettere allo scoperto cervice e ad applicarvi acido acetico e composti allo iodio. Quando si manifestavano effetti causati dalle applicazioni Wirths asportava la cervice chirurgicamente e la inviava a suo fratello Helmuth in un laboratorio di Amburgo-Altona. Qui Helmuth proseguiva gli studi sui reperti insieme al professor Hinselmann che era stato docente dei due fratelli.
Ovviamente queste rimozioni erano crudelmente inutili: sarebbe stato sufficiente svolgere una banale biopsia su un piccolo pezzo di tessuto. Ovviamente le detenute arrivavano sul tavolo operatorio di Wirths in pessime condizioni fisiche e l'operazione le indeboliva ulteriormente. Il risultato era che una parte moriva a causa di emorragie e complicazioni e un'altra parte usciva dall'esperienza così indebolita da essere inabile al lavoro e quindi destinata immediatamente alle camere a gas.
Il fratello Helmuth lo raggiunse ad Auschwitz dove i due continuarono a condurre i loro esperimenti. In queste operazioni Wirths era aiutato da un medico prigioniero, il dottor Maximilian Samuel, un ebreo tedesco che accettò di collaborare nella speranza di salvare se stesso e la figlia.
Secondo la testimonianza di Adelaide De Jong: "il 29 agosto 1943 contro la mia volontà e senza alcuna necessità venni sterilizzata dal dottor Samuel (...) Samuel mi praticò due iniezioni e persi conoscenza. Quando rinvenni mi ritrovai in un letto dell'infermeria e mi accorsi che perdevo sangue in mezzo alle gambe. Domandai al dottor Samuel cosa era successo e lui mi rispose che mi avevano sterilizzata". Ovviamente Wirths fece uccidere sia Samuel sia sua figlia.



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2 aprile 2008
Esperimenti sui gemelli
 La sorte dei gemelli
di Auschwitz
 

I bambini gemelli che arrivavano ad Auschwitz da tutta Europa venivano selezionati da Mengele in persona appena scesi dai treni. Mengele si aggirava lungo le fila dei prigionieri gridando "Zwillinge heraus!" ("Fuori i gemelli").
Una volta isolati dai propri genitori i bambini venivano marchiati come gli altri prigionieri ma con un numero speciale al quale spesso veniva aggiunta la sigla "ZW" (per "Zwillinge").
Una volta arrivati alle baracche che avrebbero dovuto ospitarli per prima cosa venivano esaminati e misurati dalla testa alla punta dei piedi. Se anche fosse mancato il minimo particolare il medico addetto alla misurazione (solitamente un prigioniero) sarebbe stato punito.
Venivano richieste loro informazioni sulla famiglia secondo un formulario preparato dal professor Verschuer cui poi venivano spediti i fascicoli.
A differenza di tutti gli altri prigionieri ai gemelli era consentito di mantenere i capelli lunghi per diversi giorni dopo l'esame. Dopo essere stati selezionati sulla banchina dei treni erano sottoposti ad una doccia per poi essere condotti nell'ambulatorio medico.
Gli esami iniziavano dalla testa che veniva misurata accuratamente anche per più giorni. Successivamente erano sottoposti ad un esame completo ai raggi X in tutto il corpo. Solitamente poi era applicato loro una specie di tubo al naso che insufflava nei polmoni un gas provocando una tosse violenta. L'espettorato era raccolto ed esaminato. Seguiva poi una fase nella quale i bambini erano fotografati con particolare attenzione ai capelli e ai peli delle ascelle. Per questo motivo erano costretti a rimanere immobili per molte ore con le braccia alzate.
Il giorno successivo erano svegliati di mattina presto e condotti in una stanza nella quale vi era un tino con acqua calda e una serie di tavole. Dapprima erano costretti ad immergersi nel tino e poi, venivano legati ad una tavola in modo che i capelli ricadessero all'esterno. Una parte dei capelli veniva strappata in modo da estrarne anche la radice. Dopo questa operazione erano reimmersi nel tino parecchie volte e l'operazione veniva ripetuta diverse volte. Infine, quando il numero di capelli raccolti era stata ritenuta sufficiente, i bambini erano completamente rasati, depilati e nuovamente fotografati.
La fase successiva consisteva nel praticare clisteri di due litri dolorosissimi. In diversi giorni venivano sottoposti ad esami rettali e gastrointestinali senza alcuna anestesia. Solitamente, a causa delle urla di dolore, venivano imbavagliati.
Il giorno successivo era la volta di un doloroso esame urologico con prelevamento di tessuti dai reni, dalla prostata e - nei maschi - dai testicoli.
Dopo tre settimane di esami i due gemelli venivano uccisi simultaneamente con un'iniezione al cuore; i cadaveri venivano dissezionati e gli organi interni inviati al professor Verschuer all'Istituto di ricerca biologico-razziale di Berlino.

Questa orribile trafila rappresentava la norma ma Mengele stava conducendo sui gemelli studi suoi in relazione a progetti condotti da Verschuer e dai suoi collaboratori.
Uno di questi riguardava le anomalie dell'apparato visivo. A Berlino se ne occupava la dottoressa Karin Magnussen. Mengele si interessava particolarmente alla eterocromia, uno scoloramento dell'iride dell'occhio causato da atrofia del pigmento. Questa patologia presenta e comporta una colorazione dell'iride chiara, blu acqua ad un solo occhio. Mengele si interessava ai casi di eterocromia soprattutto nei gemelli.
Il suo obiettivo era trovare il modo di influire sul colore degli occhi trasformandoli da scuri ad azzurri. Per far questo iniettava nell'iride metilene blu. Il risultato erano atroci sofferenze, cecità e nessun cambiamento.
È interessante notare che questi esperimenti non avevano alcuna base scientifica.
Dopo l'eliminazione dei gemelli i loro occhi venivano espiantati e inviati a Berlino alla dottoressa Magnussen.
A Berlino Verschuer ed il suo assistente, il biochimico Gunther Hillmann, si interessavano allo studio delle proteine del sangue e inseguivano il sogno di riuscire a trovare una differenza sostanziale tra il sangue degli ebrei e quello degli ariani. Per questo Mengele si impegnava nell'operare prelievi di sangue da inviare a Berlino. Spesso il prelievo di sangue era totale e terminava soltanto con la morte del bambino.
Altra "passione" di Mengele era lo studio di una malattia chiamata "Noma" (una cancrena che aggredisce il viso). Quando Mengele si accorse che i bambini zingari venivano particolarmente colpiti se ne interessò immediatamente. Credeva che questa particolare esposizione alla malattia fosse dovuta a predisposizione razziale. Il Noma colpisce particolarmente soggetti in precarie condizioni di alimentazione e, quindi, era chiaro che l'insorgere della malattia era dovuto alle condizioni del campo. La malattia colpisce gli angoli delle labbra, le guance, e le gengive provocando ulcerazioni va via più vaste e orribili.
Mengele, anziché curare i bambini, lasciava che la malattia proseguisse il suo corso prelevando con il bisturi campioni di tessuto da studiare. Quando lo studio era terminato i bambini venivano "pietosamente" avviati alle camere a gas.
La punta di gemelli che arrivarono tra le mani di Mengele si verificò con l'enorme afflusso di ebrei deportati dall'Ungheria.
A disposizione di Mengele vi erano anche 400 persone contemporaneamente. Su queste persone la fantasia criminale di Mengele si sbizzarisce: trasfusioni incrociate di sangue di tipo differente tra i gemelli, esperimenti sul midollo osseo e altri orribili, quanto inutili, studi pseudo scientifici.

foto: bambini dietro il filo spinato
Alcuni dei gemelli di Auschwitz dopo la liberazione del campo.

foto: bambini emaciati
Le condizioni fisiche di un gruppo di gemelli alla liberazione del campo (gennaio 1945)

schema di ereditarietà
Tabella tedesca degli anni Quaranta per lo studio della ricorsività del colore degli occhi nelle varie generazioni. Su tabelle come queste Mengele aveva studiato per poi applicarsi ai suoi folli esperimenti per cambiare colore agli occhi delle sue vittime.



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2 aprile 2008
Esperimenti sui gemelli

 1936: Josef Mengele
incontra Otmar von Verschuer



Nel 1935 Josef Mengele si laureò in medicina all'Università di Monaco con una tesi intitolata "Ricerca morfologico-razziale sul settore anteriore della mandibola in quattro gruppi di razze".
Il giovanotto di Wurzburg aveva ventiquattro anni. Fresco di laurea si recò all'ospedale di Lipsia per fare pratica.
Vi rimase soltanto quattro mesi. Il relatore della sua tesi, il professor Mollison, gli procurò un posto da ricercatore all'Istituto del Reich per la biologia ereditaria e l'igiene della razza di Francoforte sul Meno. Direttore dell'Istituto era
Otmar von Verschuer. E con Verschuer Josef Mengele discusse la tesi di dottorato dal titolo "Ricerche sistematiche in ceppi familiari affetti da cheiloschisi o da fenditure mascellari o palatali".
Mengele divenne assistente di
Verschuer e i due, oltre alla attività scientifica, svolsero opera di periti giudiziari nei processi per inquinamento della razza.

foto: ritratto di Josef Mengele
Josef Mengele

1942: Auschwitz,
una occasione imperdibile

foto: Mengele in divisa
Mengele nella divisa di capitano delle SS


Allo scoppio della guerra il professore ed il suo assistente si divisero. Verschuer continuò i suoi studi e Mengele partì per il fronte.
Nel 1942 - in qualità di medico militare - Mengele venne inquadrato nella 5a Divisione SS "Wiking" e inviato sul fronte orientale.
Qui nell'estate venne leggermente ferito e - giudicato inabile al servizio - fu spedito a Berlino all'Ufficio Centrale per la Razza e gli Insediamenti.
In quello stesso 1942 Verschuer diveniva direttore del Dipartimento di Antropologia del Kaiser Wilhelm Institut a Berlino.
Il maestro e l'allievo riallacciarono i contatti. Verschuer domandò ed ottenne uno stanziamento di fondi per proseguire le sue ricerche sui gemelli. Mengele venne reso parte di queste nuove ricerche e inviato nel luogo che rappresentava una specie di "paradiso" per le ricerche sulla razza: Auschwitz.
Era un'occasione imperdibile per Verschuer: migliaia di gemelli ebrei arrivavano ad Auschwitz da tutta Europa, un materiale umano sul quale era finalmente possibile, in piena libertà, sperimentare le teorie nella pratica. Verschuer aveva creato a Berlino un centro di raccolta di "materiali biologici ereditari" e il candidato migliore per sperimentare sul campo era proprio Mengele. Il 30 maggio 1943 il trentaduenne capitano medico delle SS Josef Mengele si presentava ad Auschwitz per prendere servizio. L'incubo poteva avere inizio.




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2 aprile 2008
Esperimenti sui gemelli
 Otmar von Verschuer:
il padre degli orrori

Difendere la razza ariana dalla degenerazione e favorirne la crescita. Ogni scrupoloso nazionalsocialista sa bene che il Reich che dovrà durare mille anni baserà la sua forza sulla purezza del sangue e sul numero. Il dovere impone quindi lo studio di ogni possibilità - anche remota - in grado di far compiere passi in avanti verso questo obiettivo.
Gli scienziati nazisti da anni cercano di stabilire che la cosiddetta "razza ebraica" è non solo "degenerata" ma portatrice di "degenerazione" per la "razza ariana".
Si è creata una vera e propria scuola che predica i principi dell'"igiene razziale".
Le prime vittime della pulizia biologica sono stati i disabili tedeschi all'interno del
piano di eutanasia, lo scoppio della guerra offre agli scienziati l'occasione di occuparsi delle "razze inferiori": degli ebrei, degli zingari, degli slavi.
Un incredibile "materiale umano" diviene improvvisamente disponibile per poter dimostrare sul campo le teorie genetiche che gli scienziati nazisti hanno elaborato.
 

foto: Verschuernel suo archivio
Verschuer
al lavoro

Tra questi scienziati il più conosciuto e rispettato e' il professor Freiherr Otmar von Verschuer.
Si tratta del rampollo di una nobile famiglia dell'aristocrazia tedesca, esperto nella genetica e appassionato ricercatore nel campo della biologia dei gemelli. Fondatore e direttore dell'Istituto di genetica e igiene della razza dell'Università di Francoforte, ha pubblicato una serie di studi importanti alla fine degli anni Trenta.
In uno dei suoi molti deliranti articoli pseudo scientifici dal titolo "La biologia razziale degli ebrei" Verschuer in primo luogo afferma che gli ebrei sono una razza, una razza misurabile con altezza media, con alta frequenza dei cosiddetti "piedi piatti", con una forma del naso, degli occhi, delle orecchie e del naso ben definiti. Verschuer ha "misurato" ogni cosa. Certo, alcuni ebrei hanno anche capelli ed occhi chiari, ma il fatto si spiegherebbe con incroci con popolazioni baltiche.
Addirittura Verschuer parla di un "odore caratteristico" degli ebrei dovuta alle ghiandole sudorifere tipiche di questa "razza". Ma soprattutto gli ebrei sono portatori di malattie ereditarie, hanno caratteristiche psicologiche comuni come ad esempio "una forte sensibilità al dolore". Stranamente - osserva Verschuer - gli ebrei sono più resistenti degli ariani alla tubercolosi e più predisposti ad ammalarsi di diabete, tra loro si notano più sordomuti, ciechi, nani ed astigmatici.
Una frase di Verschuer recita testualmente: "Non si può più contestare che le caratteristiche psicologiche nell'uomo, come quelle fisiche, sono essenzialmente determinate nel loro sviluppo da tendenze ereditarie. I risultati delle ricerche sui gemelli in particolare hanno dato un effetto chiarificatore e delucidante". Tra le altre cose Verschuer accenna al fatto che le ricerche condotte per stabilire che il sangue degli ebrei è differente da quello delle altre razze non hanno dato esiiti certi.

In qualsiasi nazione civile le affermazioni di Verschuer sarebbero state considerate puri e semplici discorsi di un pazzo, nella Germania nazista erano invece ritenute degne di altissima considerazione.
Nel 1942 Verschuer divenne il direttore del Dipartimento di Antropologia del prestigioso Kaiser Wilhelm Institut a Berlino. In questa posizione Verschuer poté dedicarsi alla continuazione dei suoi studi biologico-razziali sui gemelli. In queste ricerche già da tempo uno dei suoi più promettenti studenti collaborava con lui. Si trattava di un elegante giovane di Günzburg: il dottor Josef Mengele

foto: ritratto di Otmar von Verschuer
Otmar von Verschuer in una foto del 1956




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2 aprile 2008
Esperimenti sull'epatite virale
 Arnold Dohmen non apparteneva alle SS. Era un professore dell'Accademia di Medicina Militare. Collaborando con il professor Gildemeister dell'Istituto Robert Koch di Berlino era giunto alla conclusione che l'epatite virale si trasmette attraverso un virus e non un batterio. La scoperta attirò immediatamente l'attenzione delle SS. Ernst Robert Grawitz, capo del Servizio Medico delle SS, il 1° giugno 1943 scrisse immediatamente una lunga lettera ad Himmler:

Segreto militare

OGGETTO: Studio delle cause dell'epatite contagiosa (hepatitis epidemica)

All'Illustrissimo SS-ReichsfÙhrer H. Himmler Berlino:


ReichsfÙhrer, I'SS-BrigadefÙhrer dottor Brandt, Commissario generale del FÙhrer, mi chiede di aiutarlo nelle ricerche da lui promosse sulle cause dell'epatite epidemica, mettendo dei prigionieri a sua disposizione. Sinora tali ricerche sono state condotte da un medico militare, il dottor Dohmen, nell'ambito delle indagini patrocinate dall'Ispettorato dell'Esercito, con la partecipazione dell'Istituto Robert Koch. Si ™ giunti ora ad un risultato, in armonia con quello di altri studiosi tedeschi: l'epatite epidemica non viene trasmessa da batteri, bensl da virus. Queste deduzioni si basano sulle prove eseguite mediante inoculazione dall'uomo all'animale. Al fine di far progredire le nostre conoscenze, sarebbe opportuno seguire la via inversa, vale a dire l'inoculazione all'uomo di ceppi di virus coltivati. V'™ naturalmente la possibilitö che si verifichino decessi. I riflessi terapeutici, ma specialmente profilattici, dipendono da questi esperimenti. „ un passo necessario. Per esso, necessitano 8 prigionieri condannati a morte, possibilmente giovani, sui quali sperimentare nel lazzaretto del KL di Sachsenhausen. Mi rivolgo a Lei, Reichsführer, a che Ella decida:

A. se io posso dare l'ordine di procedere ai suddetti esperimenti;

B. se a Sachsenhausen questi esperimenti possono essere condotti dallo stesso medico militare dottor Dohmen.

Anche se il dottor Dohmen non appartiene alle Schutz-Staffeln, egli ™ tuttavia SA-FÙhrer e nostro camerata; in tal caso io lo autorizzerei in via eccezionale, ossia in nome della continuitö delle ricerche e dell'esattezza dei risultati. La questione riveste la massima importanza per i nostri soldati, soprattutto nella Russia meridionale. Infatti, negli anni passati sia nelle Waffen SS, sia nella Polizia e nella Wehrmacht, l'epatite si ™ diffusa al punto che molte compagnie sono rimaste per sei settimane senza il 60% dei loro effettivi. Se la cura viene realizzata tempestivamente e in modo adeguato, inoltre, la prognosi ™ abbastanza favorevole. Se riuscissimo a trovare un vaccino per la profilassi, l'intera questione rivestirebbe una grande importanza tattica.


Il 16 giugno 1943 Himmler rispondeva dichiarandosi d'accordo con Grawitz, ordinava che fossero posti a disposizione 8 ebrei polacchi di Auschwitz e autorizzava Dohmen ad operare a Sachsenhausen. La lettera venne inviata per conoscenza a Oswald Pohl. Così Dohmen iniziò a lavorare a Sachsenhausen. Le sue conclusioni "scientifiche" dovevano essere sottoposte al professor Kurt Gutzeit dell'Accademia di Medicina Militare e al professor Hageen dell'Università di Strasburgo. Inizialmente Dohmen si mostrò riluttante ad eseguire gli esperimenti su esseri umani ma. Gutzeit arrivò a minacciarlo e gli esperimenti iniziarono infettando 11 bambini ebrei. Il 24 giugno del 1944 Gutzeit scrisse una inquietante lettera al professor Haagen, un passaggio è particolarmente agghiacciante: "...desidero creare le condizioni ideali per eseguire l'experimentum crucis dell'inoculazione ad hominem. Bisognerà prendere alcune cautele, di cui per iscritto non posso parlare". Gutzeit informava Haagen che gli esperimenti si sarebbero tenuti il 15 luglio successivo, data nella quale Dohmen sarebbe stato distaccato presso di lui. Il 27 giugno 1944 Haagen rispondeva informando Gutzeit che gli esperimenti, volendo, si sarebbero potuti svolgere anche a Strasburgo. In breve tempo gli esperimenti vennero allargati al campo di Auschwitz e a Lipsia. Himmler rimase affascinato dal successo: ora che si conosceva l'origine virale dell'epatite si poteva senz'altro studiare un vaccino. Perciò venne impartito l'ordine di sperimentare anche sui detenuti di Buchenwald. 

foto: una confezione di fiale
La Bayer fu interessata alla maggior parte degli esperimenti condotti nei campi di sterminio. Le fiale del "Preparato Be 1034" furono sperimentate sui prigionieri dal dottor Vetter sui prigionieri.



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2 aprile 2008
Esperimenti su dissenteria, malaria, febbre gialla, tubercolosi
 foto 2:bambini vittime di esperimenti
Fotografie scattate a Neuengamme dal medico nazista Kurt Heissmeyer. I 20 bambini furono infettati con la tubercolosi. Vennero poi assassinati a Bullenhuser Damm poco prima dell'arrivo delle truppe Alleate.

Durante il conflitto tutta una serie di malattie in grado di uccidere o mettere fuori combattimento i soldati erano al vertice delle preoccupazioni degli alti comandi tedeschi. Ai medici venne richiesto di trovare soluzioni efficaci in tempi rapidi. La risposta fu per certi versi "entusiastica" e si concretizzò in una vasta campagna di sperimentazioni condotte sui prigionieri dei campi di concentramento. Una campagna di ricerche nella quale la professione medica trovò il fondo della più inumana abiezione.

Gli studi sulla dissenteria vennero condotti da un gruppo di medici del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz: Josef Mengele, Heinz Thilo, Friedrich Entress. Come in tutti gli esperimenti condotti dalle SS anche questo non portò ad alcun risultato pratico. L'innovazione introdotta dai tre "medici" consistette soltanto nella vivisezione dei prigionieri malati di dissenteria. Secondo Mengele infatti l'unico sistema per studiare le lesioni interne causate dalla malattia consisteva nel sezionare il malato mentre era ancora in vita. Di fatto gli esperimenti sulla dissenteria furono soltanto atroci torture.

Dal febbraio 1942 sino all'aprile 1945 nel campo di concentramento di Dachau vennero svolti altri esperimenti il cui scopo era trovare un vaccino contro la malaria. I prigionieri venivano infettati o attraverso zanzare o con iniezioni di estratti dalle mucose delle zanzare. Dopo aver contratto la malattia venivano trattati con i più svariati e fantasiosi farmaci. Circa 1.200 prigionieri vennero infettati, 300 di loro morirono mentre molti altri subirono lesioni permanenti. A condurre gli esperimenti è il dottor Klaus Schilling. Le vittime prescelte da Schilling erano soprattutto preti polacchi. Il metodo seguito per l'infezione consiste nell'applicare alle vittime minuscole gabbiette piene di zanzare infette. Nell'arco di dieci giorni i prigionieri venivano assaliti da febbri altissime. Seguono crescenti dosi di piramidone e Neosalvarsan. Anche questi esperimenti - oltre alla morte delle vittime - non condurranno ad alcun risultato pratico. Vi è da sottolineare il fatto che tra i deceduti soltanto 30 morirono direttamente a causa della malaria. I rimanenti 270 trovarono la morte a causa delle medicine utilizzate da Schilling.

Il vaccino per la febbre gialla esisteva, il problema che i tedeschi si ponevano era capire se e in che misura le capacità lavorative della persona vaccinata venissero ridotte dopo la vaccinazione stessa. A condurre gli esperimenti fu il dottor Ding-Schuler che iniziò il suo lavoro nel gennaio 1943. Sono gli esperimenti più strani. Di fatto i soldati tedeschi non operavano in aree dove esisteva il pericolo di contrarre la febbre gialla. In realtà gli esperimenti erano condotti per conto degli alleati giapponesi. Vi era coinvolto il professor Eugen Haagen. Due singolari lettere chiariscono questo intreccio criminale. La prima, del 7 aprile 1944, segnala al professor Haagen che un medico giapponese ha richiesto colture di febbre gialla e i dati scientifici relativi. La seconda risale al 13 aprile 1944 Da quest'ultima veniamo a sapere che il medico giapponese si chiamava Kobayashi ed apparteneva alla marina. Kobayashi fece visita al professor Haagen all'Università di Strasburgo e tra i due si svolse un colloquio riguardo alla cura della febbre gialla e dell'influenza. Non sappiamo con esattezza quanti prigionieri perirono a Buchenwald. Sappiamo con certezza che furono infettati 485 prigionieri di cui 90 olandesi.

A differenza della malaria e della febbre gialla, la tubercolosi rappresentava per i soldati tedeschi al fronte un problema molto serio. Alla soluzione del problema era particolarmente interessata la Bayer. Gli esperimenti vennero condotti a Dachau su 114 prigionieri e a Neuengamme su 100 uomini e 20 bambini. La storia di questi bambini è particolarmente atroce. Avevano dai 5 ai 12 anni di età e vennero trasferiti da Auschwitz a Neuengamme e dopo essere stati infettati con la tubercolosi vennero sottoposti ad ogni genere di esperimenti. Quando le truppe alleate stavano per entrare ad Amburgo i bambini vennero segretamente assassinati. Il responsabile di questi omicidi, Kurt Heissmeyer, alla fine della guerra tornò nella sua città, Magdeburgo, e sino alla fine dei suoi giorni non solo non fu perseguito ma venne considerato un luminare degli studi contro la tubercolosi nell'allora Germania Est. Un altro protagonista di questi esperimenti fu il dottor Helmuth Vetter che sperimenta per conto della Bayer il Rutenol e il "preparato" 3582 oltre che a Dachau anche ad Auschwitz e a Gusen. Anche questi esperimenti non condussero a nessun risultato se non alla pubblicazione di un articolo scientifico di Vetter sponsorizzato dalla Bayer.



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2 aprile 2008
Ricerche sul tifo petecchiale nei campi
 Gli esperimenti a Struthof-Natzweiler


Il fatto che gli esperimenti condotti da Ding-Schuler non procedessero come previsto scatenò una vera corsa di altri medici ambiziosi alla ricerca del vaccino definitivo. Uno dei medici più attivi fu il dottor Eugen Haagen dell'Università di Strasburgo. Haagen si gettò nella ricerca nell'estate del 1943 ottenendo da Wolfram Sievers un primo gruppo di prigionieri. Il 13 novembre 1943 ne richiedeva altri 100 in buone condizioni fisiche. Gli esperimenti si svolgevano nel campo di concentramento di Struthof-Natzweiler. Haagen ha sviluppato un'altra idea: Ding-Schuler ha fallito perché i vaccini usati hanno agenti infettivi morti: occorre usare vaccini più forti con agenti infettivi vivi.

I primi esperimenti di
Haagen provocarono la morte di 29 prigionieri polacchi. Secondo Haagen si trattava soltanto di tarare meglio la forza del vaccino. Haagen su suggerimento di Gerhard Rose si interessava ora di un vaccino prodotto dall'Istituto Sierologico di Stato di Copenaghen. Al professore pareva particolarmente efficace grazie alla sua preparazione in fegato di topo. Il "vaccino danese" venne utilizzato su una trentina di zingari. Sfortunatamente per i prigionieri il preparato danese non era soltanto inefficace ma anche pericoloso: morirono più persone tra i vaccinati che tra i non vaccinati e gli effetti collaterali furono spaventosi. Ma Haagen non si arrese, affrontò il problema diversamente: occorreva forse capire meglio come si sviluppa il tifo petecchiale e quali sono le fasi della malattia.
Perciò 25 prigionieri polacchi vennero infettati e uccisi a diversi stadi della malattia. Ovviamente la scienza medica non fece alcun progresso. Haagen tornò allora sui suoi passi e inventò un suo vaccino stavolta essiccato. I risultati furono promettenti secondo
Haagen: su 80 pazienti "soltanto" 29 morirono e non per il tifo ma per il dosaggio sbagliato del vaccino così il 9 maggio 1944 Haagen richiese altri 200 prigionieri. Alla fine della guerra Haagen non avrà trovato alcun vaccino realmente efficace. 


foto: cavia umana in sala operatoria
Buchenwald: si eseguono esperimenti medici

Entra in campo la Bayer e la IG Farben 

Se la ricerca su di un vaccino efficace non riuscì a trovare alcun successo non per questo i medici nazisti rinunciarono alla ricerca, semplicemente si applicarono in altro modo: trovare una cura efficace contro il tifo petecchiale. Ovviamente la IG Farben e la Bayer stessa erano molto interessate a questa possibilità. Trovare una cura avrebbe significato vendere quantitativi incalcolabili di medicine all'esercito. Bisognava fare in fretta e quale migliore scorciatoia che la sperimentazione su esseri umani? Secondo la IG Farben c'erano due prodotti che, forse, avrebbero potuto funzionare: si trattava del granulato di acridina e del ruthenol. I preparati erano già stati spediti ad Auschwitz al dottor Helmut Vetter che, diligentemente, li aveva sperimentati. Il risultato secondo lo stesso Vetter era stato disastroso: i due farmaci erano molto tossici. Alcuni prigionieri avevano avuto in conseguenza della somministrazione di soli 0,25 mg vomito protratto e con dosi più elevate nefriti, broncopolmoniti, flemmoni cutanei, edema della laringe, emorragie intestinali. Però poiché vi era abbondanza di cavie umane si ripeterono gli esperimenti anche a Buchenwald. I risultati non furono però migliori, il tasso di mortalità dei prigionieri infettati e trattati con rutenol fu del 56%, di quelli trattati con acridina del 53%. Un altro fallimento che causò il decesso di altri 62 prigionieri.









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