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AntifascismoResistenza
15 aprile 2008
Compagni se vi assiste la memoria
 Compagni se vi assiste la memoria
ricorderete i tempi d’oppressione
quell’epoca funesta della storia
che mise tutto il mondo in perdizione

I popoli tra loro fecer guerra
ognuno perse il senno e la ragione
la morte dilagò sopra la terra
ovunque fu rovina e distruzione

Nel cielo tuonò il rombo del cannone
la patria si dovette inginocchiare
i tedeschi vi fecero invasione
si videro i fratelli deportare

Per noi non ci fu pace e compassione
abbandonati fummo a triste sorte
il re tradì per primo la nazione
ed al nemico spalancò le porte

Così il fascismo si risentì forte
unito col tedesco distruttore
la strage seminò tra fame e morte
portando la nazione al disonore

Di delinquenti strinsero una coorte
per aiutarlo il barbaro invasore
a dar la caccia ai più puri italiani
giovani baldi e fieri partigiani

Molti fatti di sangue e disumani
si videro dovunque consumare
famiglie trucidate come cani
in ogni casa e in ogni casolare

Sian maledetti quei “repubblicani”
che tanto strazio si dettero a fare
perseguitando i figli prediletti
che di fuggire furono costretti

D’esempio a Arezzo fu Licio Nencetti
che alla ventura gli toccò scappare
la sua memoria meriti rispetti
e la sua storia ognun deve ascoltare

Con lui lasciaron molti terra e tetti
e le proprie famiglie abbandonate
armati di coraggio e di moschetto
col nome degli eroi stampato in petto

L’otto settembre Licio aveva detto
che vendicato alfine avrebbe il padre
pure pensando bene il poveretto
al gran dolore della vecchia madre

Gli sgherri del partito maledetto
che in ogni luogo avevano le squadre
con tutto l’odio e losca rappresaglia
sul bravo Licio misero una taglia

E sempre più su lui furor si scaglia
dal Lucignano gli toccò scappare
perseguitato da tanta canaglia
in Casentin si dovette rifugiare

Allora Licio dichiarò battaglia
e si mise i partigiani a radunare
facendo su pei monti accampamento
della vendetta attese il gran momento

Giù al piano venne tosto preparato
il bando infame dei “repubblicani”
che se non si presenta lo sbandato
verrà sotto plotone fucilato

Rapidamente passano le ore
si scorge già il nemico da lontano
il cuor di Licio palpita d’ardore
ed ai compagni tende la sua mano

Il partigiano pugna con ardore
contro il fascismo truce e disumano
ed ora che la sorte a noi si avanza
annienterem la loro tracotanza

Puntiam le armi pieni di esultanza
volto sereno e l’animo felice
in ogni cuore regna la speranza
di far cantare la mitragliatrice

Ognuno sa che siamo in minoranza
però di aver paura nessun dice
al primo cenno scoppia la battaglia
e sibila rabbiosa la mitraglia

La peggio fu per quella vil gentaglia
priva di fede e priva di ardimento
di farabutti tutta un’accozzaglia
che furono sbandati in un momento

Ma Licio del successo non s’incaglia
rinnova coi compagni il giuramento
e dice “Per maggiore precauzione
decido di cambiar la posizione”

“Bisogna sempre far molta attenzione
e dislocarsi in piú protetti monti
non farsi prender mai dall’emozione
per poi tenersi all’erta sempre pronti

Ritorneranno a farla un’incursione
battendo mulattiere strade e ponti
e quando ci sarà il rastrellamento
col piombo gli faremo un complimento”

A Monterosi fu il trasferimento
ma vennero scoperti e circondati
però la sorte non recò sgomento
dal gran coraggio furono animati

Ognuno tenne fede al giuramento
per quanto si trovassero isolati
passarono con impeto all’attacco
ed al nemico ancor diedero smacco

Poi per non farsi prendere nel sacco
e per agire con cervello fino
pensaron bene di girarlo il tacco
e ritornare tutti in Casentino

Nessuno tra di loro fu vigliacco
stettero uniti di sera e mattino
e Licio potè far la sua vendetta
su quella stirpe infame e maledetta

Ma la sciagura era già in vedetta
e contro Licio preparò l’agguato
il ventitré di maggio per disdetta
da quelle belve venne catturato

In carcere fu messo in tutta fretta
fra pugni e calci a Poppi fu portato
ma Licio ai sgherri nulla volle dire
perché i compagni non volea tradire

Più d’uno strazio gli toccò subire
ma solo alla sua mamma lui pensava
qualche notizia farle pervenire
ormai che a morte certa se ne andava

Nulla importava a lui di quel partire
nessuna grazia ai sgherri domandava
e dopo un giorno che fu carcerato
sol per finzione venne liberato

Di nuovo fu ripreso e interrogato
ma nessuna risposta volle dare
allora col sistema più spietato
pugni e pedate presero a menare

Dell’ira furibonda il disgraziato
vide la dura sorte preparare
tutto il veleno di quei delinquenti
s’accese fracassandogli anche i denti

Il nostro eroe mantenne il suo coraggio
e disprezzò il nemico con fierezza
finché il mattin del ventisette maggio
finir doveva la sua giovinezza

Di salvarlo non c’era alcun miraggio
attese il suo verdetto con coraggio
e fuor dalla prigione fu portato
dove il plotone stava preparato

E nel piazzal di Talla ben legato
lo portan quella massa di aguzzini
poi l’ordine di fuoco venne dato
e sparan su di lui quegli assassini

L’eroico suo corpo é crivellato
dal piombo infame dei repubblichini
e mentre a Licio la morte gli scocca
stramazza a terra col sorriso in bocca

Alla sua cara mamma con amore
ogni persona onesta asciughi
il pianto e sulla tomba a lui gli ponga un fiore
che esalti della gloria tutto il vanto

Licio Nencetti è tua questa canzone
col cuore di compagno te la canto
riposa in pace non ti scorderemo
la tua memoria un di vendicheremo

Un giorno la giustizia noi faremo
l’Italia sarà alfine liberata
il lurido fascismo stroncheremo
in nome della patria tanto amata

La patria nostra noi difenderemo
da tanti manigoldi profanata
e ai martiri i nostri partigiani
diranno un giorno alfin “Siamo italiani”



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 15/4/2008 alle 15:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
15 aprile 2008
Per questo non dimentico
 Per questo non dimentico le lacrime versate
sfiorando con un dito
la tomba senza corpo di un fratello ucciso
in nome di una razza di cui era fiero
e nemmeno quella fossa ha reciso dal suo viso l'orgoglio
perche' nemmeno la camera a gas
ha mai scalfito la sua dignita' di uomo
per questo non dimentico nessuno di quei nomi
incastonati nella pietra per brillare all’infinito
urla dalla terra un partigiano
"io non sono morto invano se adesso tu sei libero"
e per questo non dimentico
impresso a fuoco dentro al cuore
trasmettero’ a mio figlio l’orrore
per non dimenticare mai
per non trovarsi un giorno a uccidere
senza pieta' convinto che il colore e il sangue
puo' giustificare uno sterminio
per questo non dimentico chi e' Hitler
per questo non dimentico il Ku klux klan
per questo non dimentico Tienamen
per questo non dimentico il Vietnam
per questo non dimentico chi e' Arkan
per questo non dimentico il Ruanda
per questo non dimentico chi e' Schwartzkopf
per questo non dimentico Milosevic
per questo non dimentico chi e' Haider
per questo non dimentico New York
per questo non dimentico Kabul
per questo non dimentico chi e' Sharon
per questo non dimentico
per il rispetto delle lacrime
di chi e' morto senza colpa
per una razza e sangue
per questo non dimentico
per questo non dimentico Genova
Carlo vive e lotta insieme a noi
le nostre idee non moriranno mai
e per questo non dimentico



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 15/4/2008 alle 15:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 aprile 2008
Cara Laura
 (2005)
Da "Apuamater" di Davide Giromini

Testo e musica di Fabio Ghelli
Voce narrante: Laura Seghettini
Voce e chitarra: Fabio Ghelli
Voce: Davide Giromini
Chitarra solista: Antonio Pincione
Violino: Michele Menconi

Dante Castellucci, il comandante Facio.
Dante Castellucci, il comandante Facio.


Calabrese, un passato da attore, già compagno di prigionia dei fratelli Cervi, comanda la "brigata Picelli" (già proprio intitolata a quel Guido Picelli che nell'agosto del 1922 guida a Parma gli arditi del popolo che ricacceranno indietro i fascisti!). Il comandante Facio viene accusato di
aver sottratto materiale bellico alle altre brigate partigiane. Viene processato dai suoi compagni e, nonostante il passato fatto di battaglie come quella del Lago Santo, condannato e fucilato. E' il 22 luglio del 1944.
Successivamente verrà riabilitato e insignito di medaglia d'argento alla memoria (se le cacciassero in culo le loro medaglie, tutte le medaglie e le medaglie di tutti!).
E' la sua compagna, Laura Seghettini, a succedergli al comando della formazione partigiana. 

Laura Seghettini Laura Seghettini, nata a Pontremoli il 22/1/1922, partigiana.

Di famiglia antifascista, dopo l'8 settembre diffonde la stampa clandestina e raccoglie gli aiuti per le prime bande partigiane. Ricercata dai fascisti, sale ai monti e si unisce al battaglione garibaldino Picelli diventando una partigiana combattente. Nell'estate del 1944, dopo l'uccisione del comandante del Picelli, Dante Castellucci "Facio", si sposta nel parmense dove continua la lotta partigiana fino alla liberazione.

Sono morto altre volte, Laura,
e di sicuro non sarà questa la migliore
e non è per un'ansia o la paura
che, come sai, non manca nella valigia di un attore.

E nemmeno perché a ventiquattr'anni
pare che la musica non debba mai finire
che, del resto, lo si impara presto ai monti
che la vita non vale dieci lire.

E non è per chi mi ha voluto bene
ché, a dirlo quasi mi rincresce,
a immaginare le infinite pene
di mio padre e di mia madre proprio ora non mi riesce.

Ma sarà quest'immensa alba d'agosto
che sembra non volere mai finire
che Zeri, la Calabria o un altro posto
non c'è un cielo, una stagione che sian buoni a morire

Potrei dire dei compagni del partito
e della solitudine e dell'amarezza
e di tutti quelli che hanno detto che ho tradito,
cui non rifiutai mai fosse anche l'ultima sigaretta.

Ma, vedi, in momenti come questi
ci vuole metodo perfino per la rabbia
ché i ricordi, siano allegri o siano mesti,
più li stringi e più scivolano via come la sabbia.

Se c'è una cosa di cui davvero mi dispiace
è di quel vino versato lì sulla tovaglia
quando, nel portarmi il bicchiere alla bocca,
il braccio mi hanno afferrato, puntandomi addosso la mitraglia.

E se mentre dico Dante Castellucci sei accusato
la lingua mi si spezza - non lo nascondo -
era perché quel vino avevo solo assaggiato
senza poter vuotare il calice fino in fondo.

E piantonato da sti' due poveri cristi
che mi fanno cogli occhi - "vai, buttati fra i castagni"
perché lo sanno che so' scappato dai fascisti
ma che non scapperei mai davanti a dei compagni.

Provo soltanto un'infinita pena
vista la gelosia, un po' meschina,
per chi resta ancora sulla scena,
col mio cuore che rallenta e la testa che cammina.

E' venuto il tempo di andare
ma non temere non è l'ultimo atto
ché se anche adesso mi vedrai cadere
sarà un momento poi m'alzerò di scatto.

Mentre un applauso fra le cime dei castagni stormirà
io correrò a raccogliere il tuo bacio
e scenderemo insieme liberi dalle montagne
Per sempre tuo, Comandante Facio.




permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 10/4/2008 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 marzo 2008
Al poeta compagno Vinh Long
 Là nella terra del tuo Vietnam
la pioggia è sangue compagno Vinh Long
il sole è nero
il cielo è morte
ma tu combatti ancor.

Ma nella terra del tuo Vietnam
spunterà un fiore compagno Vinh Long
la vita è un fiore
che tu hai piantato
domani sboccerà.

Siamo a migliaia compagno Vinh Long
siamo venuti per il tuo Vietnam
dacci la mano
andiamo insieme
la vita fiorirà.



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 31/3/2008 alle 8:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 marzo 2008
Guerra per la gloria di un presidente
 Jonny ragazzo mio dimmi perchè
l'America hai lasciato
Jonny ragazzo mio dimmi perchè
in Vietnam sei andato

tu che credevi nella libertà
or non sai più cos'è la verità
ora che sei un soldato non puoi domandare
ora che sei un soldato devi solo ubbidire

Ti han detto solo va avanti e spara
massacra e uccidi senza pietà
noi porteremo in tutto il mondo
in tutto il mondo........La civiltà

Jonny ragazzo mio quattro medaglie
ti sei già meritate
jonny ragazzo mio tu non capisci
perchè te le hanno date

Ti han detto solo va avanti e spara
massacra e uccidi senza pietà
noi porteremo in tutto il mondo
la libertà............la civiltà

Però hai capito che tu sei un uomo
e che vuoi viver come ti piace
non cerchi onori non cerchi gloria
ma vuoi soltanto vivere in pace

Ed ora aspetti che sia finita
perchè non vuoi che la tua vita
sia valutata meno di niente
per far la gloria di un presedente



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 31/3/2008 alle 8:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
31 marzo 2008
Chitarre contro la guerra
 [1966]
Testo e musica di Umberto Napolitano


hit

In questa autentica canzone di protesta propone un testo tra i più espliciti dell'epoca; la guerra contro cui si rivolge è ovviamente la guerra del Vietnam, all'epoca al suo culmine, con la escalation di truppe americane sul territorio indocinese, arrivate sino a mezzo milione di effettivi, i bombardamenti a tappeto sul Vietnam del Nord, zona di influenza russa e quindi non occupabile (a meno di scatenare una guerra termonucleare globale, che comunque rimase costantemente ad un passo), la diserzione in massa dei giovani americani dal servizio militare obbligatorio ed il forte movimento di protesta nel paese.

Io mi unisco a voi
ragazzi d'oltreoceano
Che con le chitarre combattete

Io mi unisco a voi
Sperando d'esser utile
Con le mie canzoni
Da cantare insieme a voi

Tutti uniti con le chitarre
Le nostre chitarre contro la guerra
Tutti uniti con le chitarre
Le nostre chitarre contro la guerra

Ehi amico Bob
Che canti da laggiù
Le tue canzoni arrivan fino a noi

Ma le parole volano nel vento
Non copre una chitarra
Il tuono dei cannoni

Tutti uniti con le chitarre
Le nostre chitarre contro la guerra
Tutti uniti con le chitarre
Le nostre chitarre contro la guerra

L'operaio in officina
Il muratore nel cantiere
Noi sulle piazze dai facciamoci valere

portiamo fra la gente il pensiero della pace
il pensiero di una vita
che serva a qualche cosa

Tutti uniti con le chitarre
Le nostre chitarre contro la guerra
Tutti uniti con le chitarre
Le nostre chitarre contro la guerra.



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 31/3/2008 alle 8:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
31 marzo 2008
L'oro di Milcik
 Io ero un brav’uomo
Ricordo lo ero
Proprietario nel centro di un
piccolo caffè

Tra la Krizovnicka
E la strada Karlova
All’altezza del ponte di Carlo

Nelle sere d’estate
D’aria tersa il Vltava
Una leggera brezza portava

Fino all’angolo là
Del mio dolce caffè
A dispensare l’aroma di Praga

Era l’oro di Milcik
Mio padre era Milcik
Polacco di origine ebraica

E coron su corona
Quell’oro cresceva
In quell’angolo al centro di Praga

E gli artisti “bohémien”
Greta Garbo, Marlene
Vivien Leigh così sempre più bella

Sottofondo Edith Piaf
Mozart, Beethoven, Bach
E la gente parlava, parlava

Io ero un brav’uomo
Ricordo lo ero
E ricordo anche un’ora d’amore con lei
Quel giorno sul retro
Del mio dolce caffè
La signora Jinovich era lì accanto a me

Sopra i chicchi dell’oro
Un’oro più prezioso
La mia mano un po’ secca accarezzava
Dopo un’ora di oro
Io la riaccompagnai
Ma una stella la porta segnava



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 31/3/2008 alle 7:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
31 marzo 2008
OHIO
 (1970)
Mary Vecchio inginocchiata accanto al corpo di Jeffrey Miller. Foto di John Filo
Mary Vecchio inginocchiata accanto al corpo di Jeffrey Miller. Foto di John Filo

Testo e musica di Neil Young
Words and music by Neil Young








Il brano è scritto di getto da Young dopo la morte di quattro studenti, uccisi dalla guardia nazionale durante una manifestazione pacifista alla Kent University il 4 Maggio 1970. Fu pubblicata appena 10 giorni dopo gli omicidi.




Allison Krause, Jeffrey Glen Miller, Sandra Lee Scheuer, William Knox Schroeder
Allison Krause, Jeffrey Glen Miller, Sandra Lee Scheuer, William Knox Schroeder

Versione italiana di Riccardo Venturi

Soldatini di piombo e Nixon che arrivano,
finalmente siamo per conto nostro.
Quest'estate sento i tamburi che battono,
quattro morti in Ohio.

Dobbiamo occuparcene,
i soldati ci stanno abbattendo a fucilate,
bisognava farlo già da tempo.
Che diresti se tu la conoscessi
e la trovassi morta per terra,
come reagisci quando lo saprai?

Dobbiamo occuparcene,
i soldati ci stanno abbattendo a fucilate,
bisognava farlo già da tempo.

Che diresti se tu la conoscessi
e la trovassi morta per terra,
come reagisci quando lo saprai?

Soldatini di piombo e Nixon che arrivano,
finalmente siamo per conto nostro.
Quest'estate sento i tamburi che battono,
quattro morti in Ohio.



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30 marzo 2008
INNO DELLA PACE
 Versione italiana di Riccardo Venturi (2004):

Pace, pace, pace, il mondo chiede pace.
Metti la pace dentro di te e spargila per la terra.

Solo la pace porta pace, la guerra genera guerra.
La pace è sorella dell'amore, quando vince non ci sono vinti.

La pace è la forza con cui il sole sorge ogni mattina,
è la coscienza universale che riposa nella sua innocenza.

Semina l'albero della pace dovunque tu vada
e il cielo intero diffonderà i semi con la tua pace.

Solo se hai puoi dare, la pace non è un decreto,
E' una forma di vivere, una strada da seguire.



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 30/3/2008 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
29 marzo 2008
Algeri 1954
 Algeri Algeri Algeri ci sono i fiori c'è il mare
Algeri Algeri Algeri c'è anche un albero vicino al mare

I francesi sbarcavano e portavano vino mischiato alla sabbia
In fila per tre in uno sporco mattino e due occhi di rabbia
La gente guardava non riusciva a capire quanto potesse pesare un fucile

Viali pieni di folla scalza e frettolosa i venditori ambulanti
I viaggiatori accaldati le donne velate con gli sguardi pesanti
Nei vicoli del porto si contratta la fame solo venti franchi per queste puttane

Algeri Algeri Algeri…
Algeri Algeri Algeri quanta strada fa un bambino per toccare il suo mare

Chi semina odio raccoglie il suo odio che resta col tempo
Ed anche il deserto può cambiar di colore diventar più violento
La mano di un bimbo si trasforma in pugnale
L'orgoglio di Francia comincia a tremare

Dentro al pozzo una bomba nel cortile c'è il terrore
Tra gli odori della Casbah c'è più fumo meno sole
Cento martiri una piazza dal palazzo fanno fuoco
Un cecchino una vedova stan morendo a poco a poco

Algeri…
Algeri Algeri Algeri le bombe coprono il rumore del mare

Il vecchio Charles ha parlato dal balcone ed ha detto vi abbiamo capiti
La folla ascoltava pensando agli spari pensando ai feriti
La sera le donne urlavano più forte
Alì la Point aspettava la morte rinchiuso nel pozzo aspettava

L'odor di terriccio delle scarpe straniere bestemmia lontano
L'argot se n'è andato lasciando le croci a scavar nel pantano
La gente guardava il leone cadere
Qualcuno che piange levando il bicchiere

Algeri…
Algeri Algeri Algeri un albero cresce sul rumore del mare



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 29/3/2008 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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