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AntifascismoResistenza
17 febbraio 2010
Divelta lapide ai martiri cecoslovacchi
 Divelta lapide ai martiri cecoslovacchi
Al suo posto svastiche e un fascio littorio
Offesa alla memoria: distrutto il monumento a 15 vittime del Comando austriaco nella prima guerra mondiale. Il sindaco: «Atto di inciviltà dettato da grave ignoranza»

CONEGLIANO (Treviso) - Una grande lapide che commemorava l’uccisione di 15 martiri cecoslovacchi a Conegliano da parte del Comando austriaco nel corso della prima guerra mondiale è stata divelta e distrutta da ignoti, che al suo posto hanno dipinto simboli neonazisti e un fascio littorio tracciato con lo spray nero.

Per il sindaco di Conegliano Alberto Maniero, la distruzione della
lastra di marmo lunga circa un metro e mezzo è un «atto di inciviltà dettato da una profonda ignoranza e dalla mancanza di rispetto verso la memoria e i valori della nostra comunità». Il danneggiamento è stato scoperto da un agente della polizia municipale. «Condanniamo profondamente quanto accaduto e tutti gli atti che con diversi fini vogliono cancellare la memoria - ha proseguito il sindaco - crediamo invece profondamente nel valore che hanno questi simboli e nelle cerimonie che li valorizzano, soprattutto rispetto alle giovani generazioni». La lapide era stata deposta nella via intitolata ai Martiri Cecoslovacchi nel 1991, nel corso di una cerimonia ufficiale
alla presenza del console cecoslovacco a Venezia.


articolo tratto da http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/15-febbraio-2010/divelta-lapide-martiri-cecoslovacchi-suo-posto-svastiche-fascio-littorio-1602469773003.shtml



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17 febbraio 2010
Un inchino a Dresda ·
 Un inchino a Dresda

E’ una delle poche cittá tedesche in cui vale sempre la pena passare un fine-settimana. Non solo perchè Dresda è una perla (completamente ristrutturata) del barocco. Ma perché questa orgogliosa cittá ha avuto sempre la forza ed il coraggio di riprendersi dalle madornali batoste che il 20 °secolo le ha inferto.

L’inferno delle tonnellate di bombe sganciate la notte del 13 febbraio dai 796 Lancaster della Royal Air Force, più le altre tonnellate scaricate nella seconda passata del 14 febbraio di 65 anni fa dai 311 B-17 americani son state la prova più tragica a cui Dresda è stata sottoposta. Sotto il fuoco di 3300 tonnellate di bombe che in due giorni l’han ridotta in cenere, sono morte – si stima – almeno 25mila persone.

Dopo la catastrofe dei 12 anni di nazismo, e l’ecatombe dei bombardieri di Sir Harris,è calata la notte dei 40 anni del regime di Ulbricht e poi di Honecker sulla valle dell’Elba. Cosa questi 4 decenni di oscuritá politica, culturale e psicologica abbiano significato per la cittá e per i sassoni, nessuno l’ha meglio desritto del giovane Uwe Tellkamp. In un romanzo recente – “Der Turm”, La Torre – che é un disperato omaggio di 973 pagine alla bellezza così sfregiata e più volte maltrattata di Dresda.

Come se non fossero bastati i lunghi supplizi di due dittature, anche la natura ci si è messa, con l’alluvione dell’Elba del 2002 a perseguitare il capoluogo sassone. Per l’allora cancelliere della Spd, Gerhard Schröder, comparso sull’Elba coi suoi indimenticabili stivaloni verde-bottiglia fu la conferma del secondo mandato.

Ma per la gente di Dresda e dintorni, dopo la notte delle privazioni durata 40 anni nell’ex-Ddr, l’ennesima catastrofe.

Eppure ieri la gente del capoluogo sassone ha dato ancora una volta una bella prova della pasta di cui é fatta. Del coraggio civile che sanno tirare fuori i suoi cittadini quando si tratta di difendere “la perla” dalle invasioni, storiche o naturali che siano. C’erano tutti, dalla simpatica Helma Orosz, sindaco di Dresda, al premier regionale Stanislaw Tillich (entrambi della Cdu), sino ai capi della Spd, dei verdi, della sinistra varia, dei sindacati e della chiesa: tutti, giovani come anziani schierati come una compatta diga democratica contro la valanga nera dei neonazi. Che anche quest’anno ci han provato ad abusare con i loro scurrili striscioni ed osceni slogan delle sofferenze inflitte a Dresda e ai suoi cittadini il 13 e 14 febbraio del 1945.

Ho avuto il dispiacere di parlare un paio di volte con questi fondamentalisti radicali che chiamiamo ‘neonazisti’. Ed ho incontrato il più ‘Fondi’ di tutta la tribù, tal Udo Voigt, il presidente della Npd. Loro negano ogni valore storico e di diritto ai principi etico-politici della Verfassung, della costituzione tedesca. Per loro si tratta solo di un artificiale ‘mostro’ imposto con le armi nel dopoguerra dal capitalismo americano non tanto alla Germania, ma alla Repubblica Federale. Che per loro è un altro ‘mostro’, non certo la ‘genuina’Deutschland.

Quest’ultima più che una concreta entitá politica è nei loro curiosi paradigmi un’idea mistica. E’ il luogo i cui vive il popolo tedesco che è ‘über alles’ sotto almeno due aspetti. Sotto quelli più demenziali di una ipotetica razza germanica. Ma anche dal punto di vista geografico, ossia ben oltre gli attuali confini – che loro non accettano – con la Polonia.

Impossibile, se non si sono deglutiti come oro colato questi due, tre principi dogmatici – ogni discussione razionale con un ‘normale’ Neonazi. Sarebbe come voler discutere sul filo di argomenti sensati con un fervente Ultrá.

Con uno astuto poi come il capotribù Udo Voigt anche le normali interviste diventano problematiche: Voigt si ferma sempre un momento prima di dire esplicitamente quel che davvero pensa sulla Costituzione e sulle regole della societá democratica. Che chiaramente rinnega e non rispetta minimamente. Anche se lui, la sua Npd ed i suoi baldi giovinastri (con tutti i loro giornaletti, case editrici, filmini e concertelli nazirock ed empori Kitsch) ne sfruttano abilmente – dalle sovvenzioni ai partiti alle libertá democratiche di stampa e riunione – tutte le risorse – ossia i soldi del contribuente – e le libertá.

E’ solo una delle prime contraddizioni in cui si avvolge anche il più radicale dei naziskin. Ma la più raccapricciante di queste perversioni è quando 4 o 5mila di questi naziskin sfruttano come ieri i principi democratici per invadere Dresda ed urlare in piazza una delle più esacrande bestemmie del 20° secolo. E cioé che i bombardamenti del febbraio 1945 siano stati qualcosa come un “Bomben Holocaust” del popolo tedesco. Un Olocausto per giunta che nella astrusa mente barocca di qualche naziskin si deve ad una presunta congiura internazionale, tramata dalle solite, oscure Potenze del male (gli Usa, in genere) per negare e falsificare la ‘Vera’ Storia del Deutsches Volk…

Per fortuna – della Verità, della Storia e del popolo tedesco – che ci sono ancora loro, i baldi giovini della Npd, a salvare l’onore il sangue e il futuro del Deutsches Volk da tanti cattivi nemici e complotti internazionali!

Come liberarsi di tanta mole di idiozie e, soprattutto, di idioti del genere?

Solo sulla base delle leggi, adoperandone anche tutti i cavilli del codice, e ricorrendo persino all’utima istanza dei giudici della Costituzione non si ottiene molto. La Spd ci ha già provato anni orsono in Germania ad appellarsi alla somma istanza della Corte di Karlsruhe, ed è miseramente fallita (rendendo anzi ad Udo Voigt uno dei più graditi servigi).

L’unica per smontare la malia neoromantica, la pseudo-metafisica dei naziskin resta sempre la strada dell’Aufklärung, che oggi diremmo dell’Informazione. Negli ultimi anni ad esempio son stati pubblicati bei libri sulla cosiddetta Luftkrieg, la guerra-aerea in Germania (uno dei quali, dello storico berlinese Jörg Friedrich, “Der Brand”, diventato un bestseller internazionale).

Ma quando anche la via degli argomenti, dei testi ed informazioni è giunta alla fine, l’unica é sobbarcarsi la fatica di scendere in piazza. Per impedire come hanno fatto ieri in 10mila a Dresda che 4, 5mila bacarozzi tutti neri sfilino tranquillamente per una delle cittá piú belle di Germania urlando le più demenziali castronerie del 20° secolo.

Un applauso quindi e un dovuto inchino ai cittadini di Dresda.


articolo tratto da http://vastano.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/14/un-inchino-a-dresda/



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20 dicembre 2009
Fanfani su furto ad Auschwitz: "atto gravissimo"
 Fanfani su furto ad Auschwitz: "atto gravissimo""Un atto gravissimo, un'offesa alla memoria delle persone che in quel campo di sterminio persero la vita, uno schiaffo a tutti coloro che sono impegnati nella conservazione della memoria e nella difesa della libertà e della democrazia".
Così il Sindaco Giuseppe Fanfani commenta il furto del cartello recante l'iscrizione in tedesco "Arbeit macht frei" ("Il lavoro rende liberi") posto all'ingresso dell'ex campo di sterminio nazista di Auschwitz. Fanfani ha scritto una lettera al suo collega Marzalek esprimendo lo sdegno del Comune di Arezzo che  il primo e unico comune italiano gemellato con la città polacca di Oswiecim. Un comune  noto in lingua yiddish come Oshpitizin. Ma il mondo intero lo conosce nella versione tedesca e cioè come  Auschwitz.
A marzo una delegazione di Arezzo fu ospite dell'amministrazione comunale di Oswiecim e visitò il campo di streminio. Poi il 15 giugno si è svolta la cerimonia in Polonia, con le firme del Sindaco Giuseppe Fanfani e del suo collega polacco, Janusz Marzalek. In quell'occasione la delegazione aretina, composta da amministratori comunali e studenti delle scuole superiori, partecipò alla cerimonia delle candele a Birkenau: una processione con le candele fino all'uscita dal campo di sterminio. Il 14 novembre nella Sala dei Grandi c'è stata la firma dell'atto di gemellaggio ad Arezzo.



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27 ottobre 2009
Casa Pound a Bergamo - Le vecchie conoscenze di sempre ·
 L'appuntamento lanciato da Casa Pound Italia di Bergamo per venerdì 30 ottobre presso la biblioteca comunale Caversazzi, alla presenza del noto intellettuale d'area Gabriele Adinolfi, rappresenta un deciso salto di qualità per la destra radicale locale, non solo in relazione agli ospiti invitati a presenziare all'iniziativa, ma anche e soprattutto per il luogo simbolico scelto: uno spazio pubblico del Comune in pieno centro, già sede dell'Istituto Storico della Resistenza. Scorrendo la lista delle realtà aderenti si ha poi la netta impressione che l'appuntamento suggelli una preoccupante ricomposizione d'area e per questo merita un approfondimento, a cominciare da qualche cenno storico sulla figura di primissimo piano del relatore dell'iniziativa.
Gabriele Adinolfi figura oggi come intellettuale di riferimento dell'area cresciuta attorno a Casa Pound, sigla guidata da Gianluca Iannone che raccoglie il circuito delle occupazioni non conformi (i cosiddetti centri sociali di destra), salita agli onori della cronaca lo scorso anno per gli scontri di piazza Navona a Roma, quando un gruppo di una ventina di militanti dell'organizzazione, con caschi e bastoni, aggrediva la manifestazione studentesca contro la riforma della pubblica istruzione. Negli anni '70 Adinolfi, insieme a Roberto Fiore, l'attuale leader di Forza Nuova, era alla guida di Terza Posizione, organizzazione della destra radicale aggregatasi nella capitale e votata a una strategia di programmata ricerca dello scontro con la sinistra. A questo proposito nelle memorie redatte da Fiore e Adinolfi si legge: «Alla conquista delle zone rosse poco più di un centinaio di militanti romani [...] diventano l'incubo dei partiti, dei collettivi (così si chiamavano allora i coordinamenti dell'estrema sinistra), delle diverse organizzazioni comuniste.
A permettere quell'impatto formidabile sono la disciplina e la preparazione dei giovanissimi militanti [...]. Politicamente si prendono a esempio i Cuib di Codreanu [il modello organizzativo della Guardia di Ferro, formazione operante in Romania nella prima metà del '900 e affermatasi in senso violentemente antisemita, nda] e i modelli forniti da “La conquista di Berlino di Goebbels». Terza Posizione affiancherà alla strutture visibili un livello clandestino, il cosiddetto Nucleo Operativo, a cui fu demandato il compito di procacciare armi e denaro (attraverso furti e rapine) e il cui arsenale fu smantellato nel dicembre del 1979, quando alcuni militanti furono sorpresi dalle forze dell'ordine mentre scaricavano una cassa di bombe a mano (nel covo saranno rinvenuti anche divise dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, 15 fucili automatici, venti chili di esplosivo e documenti d'identità rubati). Successivamente il Nucleo Operativo andrà sempre più confondendosi con i Nuclei Armati Rivoluzionari (l'organizzazione a cui viene addebitata anche la terribile strage della stazione di Bologna) e diversi suoi esponenti finiranno per aderire a quest'ultima sigla (uno di loro, Giorgio Vale, sarà responsabile di diversi omicidi di agenti delle forze dell'ordine). Adinolfi e Fiore, nel frattempo riparati in Inghilterra, saranno condannati nel 1987 dalla Prima Sezione Penale della Cassazione a 5 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata.
Non è la prima volta che Adinolfi si presenta a Bergamo. Stando a quanto riportato sul suo stesso sito web, già il 5 novembre del 2004 l'ex leader di Terza Posizione aveva tenuto un incontro seminario, con la presentazione del suo corso di formazione quadri “Polaris”, presso il pub “La Galera” di Ciserano, luogo di ritrovo abituale del gruppo Skinheads Berghèm. Il gruppo di naziskins raccolti sotto questa sigla salirà tristemente agli onori della cronaca per una serie di gravissimi episodi di aggressione perpetrati tra Bergamo e Milano ai danni di militanti e simpatizzanti della sinistra (con una dozzina di accoltellamenti accertati), proprio nel periodo tra il 2004 e il 2005, e sarà al centro di un inchiesta della Magistratura di Milano che, nell'estate del 2005, condurrà anche all'arresto di alcuni esponenti di Skinheads Berghèm. Secondo i riscontri degli inquirenti il gruppo gravitava attorno all'area della Skinhouse di Milano, una sorta di centro sociale della destra radicale, punto di rifermento nel nord Italia del network nazista Blood and Honour e di cui il progetto “Cuore Nero” (referente milanese di Casa Pound) è oggi diretta emanazione.
In un breve documento video diffuso alcuni anni a dietro dal centro sociale Pacì Paciana in risposta ad una serie di episodi di squadrismo registrati in provincia, sono raccolte alcune sequenze relative al gazebo elettorale allestito da Forza Nuova sabato 17 aprile 2004 a Bergamo, dove si riconoscono alcuni appartenenti a Skinheads Berghèm (tra cui uno degli arrestati dell'estate 2005), insieme ad altri personaggi di primo piano della destra radicale bergamasca. In particolare insieme al gruppo di naziskins compare Paolo Albani, relatore insieme ad Adinolfi dell'incontro del 5 novembre 2004 presso La Galera e attuale responsabile di “Altro Stile”, e Alessandro Vailati, all'epoca dirigente di Forza Nuova, divenuto in seguito federale provinciale di Fiamma Tricolore (nel corso della breve stagione in cui il partito fu referente del circuito naziskins) e animatore della sezione bergamasca di Radio Bandiera Nera (la radio web di Casa Pound). Il fatto che sia l'associazione Altro Stile che Radio Bandiera Nera abbiano dato la loro adesione all'incontro fissato per venerdì 30 ottobre presso la biblioteca Caversazzi di Bergamo segnala la concretezza e la sostanza della ricomposizione in corso. Immancabile a questo punto la presenza dei naziskins, confermata dalla comparsa tra le adesioni anche di “Skinheads Bergamo” (sigla a cui fanno riferimento anche alcuni naziskins della Bassa bergamasca già aderenti a Skinheads Berghèm) e il Comitato Onoranze Caduti di Rovetta, un esperimento trasversale a tutte le diverse sigle della destra radicale locale (costruito sulla vicenda dei volontari della divisione repubblichina “Tagliamento”, fucilati nel 1945 a Rovetta) animato dal nucleo di naziskins della Valle Seriana e che ogni anno porta nella località montana alcune centinaia di fascisti provenienti da tutta la provincia.
Corsi e ricorsi storici, verrebbe da dire. La sigla Casa Pound per Bergamo appare relativamente nuova, ma i suoi animatori restano le vecchie conoscenze di sempre. Il riaffermarsi sulla scena locale di quest'ambiente comincia a diventare un motivo ciclico e quasi inevitabile e, visti gli esiti delle precedenti puntate, non può che destare preoccupazione. L'impressione insomma è quella di trovarsi di fronte a un film già visto; un film di cui Bergamo farebbe volentieri a meno.

Font: Osservatorio democratico



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19 settembre 2009
Feltre Raid Fascista allo Skaserà ·
 Presidio Sabato 26 Settembre ore 17 Skaserà (Feltre)

La "Skasera", uno spazio di socialità autogestito nel feltrino, ha subito un attacco vandalico da parte di una banda di neofascisti. Per esprimere solidarietà ai ragazzi del posto e condannare lo squadrismo di chi spacca mobili, impianto audio e oggetti di un luogo non suo e lascia scritte inneggianti al "Dux", è indetto un presidio che si terrà sabato prossimo, 26 settembre, alle 17.00.

Si può aderire ed esprimere solidarietà scrivendo a skaserautogestita@gmail.itIndirizzo. Qui sotto il comunicato che spiega come si sono svolti i fatti.

Sabato 26 settembre dalle ore 17.00, organizziamo un presidio anti-fascista presso la "Skasera" per mettere in risalto un gravissimo fatto svoltosi qualche settimana fa nel nostro punto di ritrovo.
La "Skasera" si trova vicino a Feltre, lungo la strada che collega Tomo a Porcen.

La "skasera" è stata infatti oggetto di un "assalto fascista".
Un vile attacco fatto di notte che ha causato diversi danni. Sono stati danneggiati vari oggetti: Il nostro impianto audio in cui nelle 2 casse rotte con un cacciavite abbiamo trovato la scritta "DUX" fatta con una
bomboletta, il televisore che usavamo spesso per proporre dei film durante alcune serate che abbiamo
organizzato è stato lanciato dal poggiolo, su un pannello di legno abbiamo trovato la scritta "W IL DUCE" e sono stati fatti altri danni e sfregi a cose e allo stabile.

Questo grave fatto ci ha molto colpito e ferito in quanto la "Skasera" è un luogo che abbiamo costruito e fatto vivere con molto impegno e sacrificio. Un luogo in cui non trovano dimora discriminazioni di alcun tipo e aperto a chiunque.

Con il presente comunicato vi invitiamo al nostro presidio e chiediamo il vostro appoggio in modo da inserirvi in un eventuale volantino che verrà fatto circolare.



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15 settembre 2009
L'ANPI Nazionale scrive al Presidente del CONI: chiediamo le dimissioni del Presidente dell'UITS ·
 
Roma, 15 settembre 2009
GIOVANNI PETRUCCI
Presidente CONI
Largo Lauro De Bosis, 15
00194 ROMA

Signor Presidente,
siamo qui a richiamare alla Sua attenzione una vicenda che
consideriamo sconcertante oltre che grave sotto il profilo del rispetto dei princìpi e delle norme che permeano la nostra Carta Costituzionale.
Il giorno 25 aprile, anniversario della Liberazione, Ernfried Obrist,
Presidente Nazionale dell’UITS (Unione italiana tiro a segno) – ente pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero della Difesa e riconosciuto dal CONI – si faceva riprendere fotograficamente, nei locali del tiro a segno di S. Arcangelo di Romagna (Rimini), in atteggiamento di evidente consonanza con degli individui che indossavano le divise della Waffen-SS (imbracciando anche armi), le famigerate squadre militari tedesche autrici, tra le altre, delle stragi di Marzabotto e di S. Anna di Stazzema. È inevitabile, in questo contesto, andare con la memoria al 28 dicembre 1943 dove proprio in un campo di tiro a segno, a Reggio Emilia, furono fucilati dai tedeschi i sette fratelli Cervi, o al 1944 dove al Martinetto di Torino, nel cortile detto del Tiro alla pistola, ebbero luogo ben 61 esecuzioni ai danni di operai, studenti, sacerdoti, militari e contadini.
Si tratta, come Lei capirà bene, di un gesto gravemente offensivo della memoria delle migliaia di vittime innocenti dei crimini di guerra nazisti, oltre che di un palese reato di apologia di nazismo.
La vicenda è balzata sulle cronache locali e nazionali, grazie anche alla presa di posizione dell’ANPI di S. Arcangelo, sostenuta dal Comitato provinciale ANPI di Rimini, della denuncia del sindaco di S. Arcangelo e di una interrogazione parlamentare a firma dell’On. Manuela Ghizzoni che non ha ancora avuto risposta. Ad aggravare ulteriormente il tutto è il comportamento dello stesso Presidente Obrist che si trincera dietro “leggeri” atteggiamenti autoassolutori francamente inaccettabili. Tra l’altro lo stesso dichiara di avere manifestato le sue scuse all’ANPI, attese invano, atto che conferma l’intenzionalità oltraggiosa.


Temendo che la vicenda possa chiudersi nel silenzio generale e in attesa di un auspicato intervento dell’autorità giudiziaria per la conseguente condanna - in ottemperanza alle norme costituzionali e alle leggi delle Repubblica - provvedimento che costituirebbe un segnale forte a livello nazionale contro i rigurgiti neofascisti e neonazisti che si stanno riaffacciando in modo diffuso e preoccupante nel nostro Paese, siamo qui a chiederLe una precisa iniziativa volta ad ottenere correttamente le dimissioni del Presidente del UITS Nazionale.
Certi della Sua attenzione, nell’informarLa che abbiamo inviato copia
della presente al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato e al Procuratore capo di Rimini, Le giungano i nostri migliori saluti.

Armando Cossutta
VICE PRESIDENTE VICARIO



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23 agosto 2009
Aggressione Fascista a Manduria ·
 Nella notte del 14 agosto 2009 un giovane di sinistra appartenente al movimento giovanile "One step beyond" mentre aspettava il padre per poter tornare a casa dopo una serata tra amici, incontra 4 giovani di estrema destra che lo circondano e gli chiedono se lui il 25 aprile, giorno della liberazione d'italia dal nazi fascismo, avesse fatto parte del corteo in memoria dei partigiani svoltosi a Manduria ,nella sua città.
Il giovane solo 14enne non da confidenza e senza rispondere gira le spalle per allontanarsi.
Uno dei quattro lo bracca e incomincia a sferrare vari colpi al viso del giovane ragazzo provocando la rottura dello zigomo destro e l'impossibilità di aprire l'occhio destro per ben 2 giorni.
Questa non è la prima nè sarà l'ultima aggressione fascista nella citta messapica.
I fatti vengono compiuti nel più completo silenzio e al buio della cittadinanza,e delle istituzioni.
Questo oltre ad essere un aggressione al ragazzo in sè per sè è una minaccia aperta a tutti i membri e al movimento "One step beyond" che potrebbe dare molto fastidio.Un tentativo mal riuscito d'intimorire i giovani che esprimono le loro idee democraticamente in una città che ha come malattia il silenzio e l'indifferenza.
IL SILENZIO E' COMPLICITA'
"ONE STEP BEYOND"
Movimento Giovanile MANDURIA (TA)



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3 agosto 2009
Bologna 2 agosto, la piazza contesta il ministro Bondi. ·
 
Bologna ha risposto con una grande partecipazione alle commemorazioni della strage del 2 agosto del 1980 nel giorno del 29° anniversario.

Davanti a una piazza medaglie d’Oro gremita il Presidente dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi ha fatto un discorso particolarmente duro nei confronti del Governo: in particolare Bolognesi si è soffermato sulla questione delle pensioni di invalidità, prima concesse in via definitiva e ora considerate “provvisorie”, mentre sul piano politico ha ribadito la necessità di rispettare le sentenze e la certezza della pena.

La piazza, già particolarmente calda, si è infuocata quando ha preso la parola il Ministro Bondi: neanche il tempo di andare al microfono ed è partita una selva di fischi.

Ma i familiari non vogliono che i fischi oscurino le richieste degli ultimi giorni (su tutte quella sulle pensioni di invalidità) e così il presidente dell’associazione, Paolo Bolognesi, pur condannando la protesta della piazza, ha sottolineato come “da Bondi non è arrivata nessuna risposta ai familiari”.

Poi, come già annunciato, una parte della piazza ha voltato le spalle e se ne andata. Un gruppo dell’Assemblea Antifascista ha organizzato un corteo che si è diretto verso Piazza dell’Unità.

Sandro Bondi ha successivamente contestato l’episodio parlando di atteggiamento antidemocratico, e rivolgendosi ai contestatori ha affermato: «Voi non rispettate il significato più profondo di questa commemorazione. Non onorate le vittime».

Anche il segretario del Pd Dario Franceschini, in corteo assieme a Pierluigi Bersani, ha criticato i fischi. “Mi dispiace, è stata una piazza carica di tensione. La cerimonia andrebbe cambiata.“



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18 luglio 2009
Denuncia internazionale relativa alla legge 733b sulla pubblica sicurezza ·
 
DENUNCIA INTERNAZIONALE RELATIVA ALLA LEGGE 733B SULLA PUBBLICA SICUREZZA

Società(17/07/2009) - Il Parlamento italiano ha definitivamente approvato il disegno di legge 733 B in materia di pubblica sicurezza, varato dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dal Ministro dell'’Interno, Roberto Maroni, e dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Questo nonostante le proteste di tutte le organizzazioni per i Diritti Umani, delle forze democratiche, della Chiesa cattolica e le forti perplessità del Consiglio Superiore della Magistratura. La Legge 733 B ha tutte le caratteristiche per essere definita senza indugi una legge razziale che va contro la Costituzione italiana, le direttive europee in materia di immigrazione e libera circolazione, la Carta dei Diritti Fondamentali dell'’Unione europea, le Convenzioni internazionali sui diritti umani, tra cui la Convenzione di Ginevra, la Convenzione sui Diritti del Fanciullo, la Carta dei Diritti dei Popoli e la stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Si tratta di un testo redatto su indicazioni della Lega Nord, un partito che, come fu per il Fascismo negli anni ‘20, ha raccolto negli ultimi tempi sempre più consensi tra la popolazione, e che si oppone ferocemente a una società multietnica; un partito che ha costruito i suoi successi elettorali grazie alla propaganda di ideologie xenofobe, omofobe e irrispettose delle altre religioni all'’infuori di quella cattolica – nonché degli usi e dei costumi dei popoli diversi da quello italiano – e al sostegno del Popolo delle Libertà, altro partito che recentemente ha assunto posizioni intolleranti, tanto che il primo ministro Silvio Berlusconi ha affermato: “Ho voluto fortemente questo decreto”. La Lega Nord ha un’identità speculare a quella della Guardia Ungherese, che ha ottenuto un importante successo alle elezioni europee, ma è stata recentemente sciolta con un provvedimento della Corte di Appello di Budapest, per aver commesso atti discriminatori nei confronti della minoranza Rom magiara. La persecuzione messa in atto dalla Lega Nord contro i Rom in Italia non è certo meno efferata. La Legge 733 B introduce in Italia un’aberrazione giuridica: il “reato di clandestinità”, che equipara i migranti non comunitari che fuggono da povertà, carestie, guerre e persecuzione a delinquenti da perseguire ed espellere. I migranti senza permesso di soggiorno vengono puniti con un’ammenda da 5mila a 10mila euro, internati nei Centri di identificazione ed espulsione (carceri durissime, definite “lager” dallo stesso Berlusconi) e quindi deportati nei Paesi d’origine. Il decreto prevede che i migranti possano restare internati nell'’inferno dei Cie (dove maltrattamenti da parte dei secondini e atti di autolesionismo da parte degli internati sono all'’ordine del giorno, basti consultare il sito del Gruppo EveryOne, www.everyonegroup.com, o ricercare sul motore di ricerca Google i termini “pestaggio al Cpt” e “pestaggio al CIE” per rendersi conto della vastità del fenomeno) fino a 6 mesi, prima del rimpatrio. Cie attualmente operativi in Italia sono 10, per una capienza complessiva di 1.219 posti; si prevede che il numero dei posti disponibili nei Cie passerà dagli attuali 1.219 a 4.640 con i nuovi fondi stanziati dal Governo, ma il limite della detenzione, come prima ricordato, salirà da 60 a 180 giorni, con il conseguente rischio che la disponibilità dei posti si esaurisca presto. All'’interno dei Cie gli standard dei servizi garantiti alla persone ivi trattenute sono assolutamente insufficienti, ciò con particolare riferimento all'’assistenza sanitaria e psicologica, al servizio di orientamento e assistenza legale; alla qualità e al numero degli interpreti/mediatori; alla mancanza di spazi comuni per le attività ricreative e per la fase di ascolto mirato, alle camere sovraffollate e ai bagni insufficienti. All'’interno dei Cie si registra inoltre la presenza di situazioni diversissime tra loro, sia sotto il profilo giuridico che sotto quello dell'’ordine pubblico nonché della condizione umana e sociale delle persone trattenute. Tale mescolanza, esasperata dalla elevata presenza di ex detenuti, penalizza in modo particolare gli stranieri a cui carico sussistono solo provvedimenti di allontanamento conseguenti alla perdita di regolarità di soggiorno, nonché di persone più deboli e vulnerabili e bisognose di protezione sociale che sono esposte a un clima di costante tensione e potenziale intimidazione interna agli stessi centri. La Legge 733 B obbliga inoltre gli italiani alla delazione, in modo ancora più esplicito di quanto non prevedesse il regime nazista contro ebrei e Rom: i pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio, tra cui gli operatori e i dipendenti di aziende sanitarie e i presidi delle scuole pubbliche e private, sono – ai sensi dell'’art. 331 del codice di procedura penale – tenuti a segnalare il “clandestino” alle autorità. La nuova legge stabilisce che nessun atto di Stato Civile può essere eseguito senza permesso di soggiorno. Lo straniero non può più presentare denunce, neanche per abusi subiti. Non può testimoniare in tribunale per cause civili e penali e se tenta di accedere a servizi pubblici commette reato, secondo la nuova legge, e viene denunciato. I figli di stranieri “irregolari” non possono essere registrati all'’anagrafe e fin dalla nascita sono “clandestini” e non possono, di fatto, accedere agli asili, alle scuole, ai servizi pubblici e sanitari, mentre se accedessero alle cure ospedaliere sarebbero perseguiti assieme ai loro genitori e familiari in qualità di “irregolari”. Vi sono già segnalazioni di madri e bambini morti perché malati gravemente e impossibilitati a recarsi presso presidi sanitari o terrorizzati di farlo, in quanto andrebbero incontro a gravi rischi di vedere smembrate dai servizi sociali le proprie unità familiari e di vedere perseguita penalmente la loro posizione sociale. In tal senso, una recente ricerca del Gruppo EveryOne nei principali ospedali di Roma (San Gallicano, Policlinico Umberto I, San Camillo Forlanini, Policlinico Tor Vergata, Ospedale Grassi di Ostia) e Milano (Niguarda, ospedale Maggiore Policlinico, San Paolo, San Carlo Borromeo) ha rivelato una diminuzione di quasi il 35% dei migranti che ricorrono alle cure di pronto soccorso, conseguentemente alla notizia dell'’imminente approvazione del provvedimento legislativo sulla pubblica sicurezza. Nelle ultime settimane sono state registrate inoltre decine e decine di segnalazioni di violenze, sevizie e stupri contro migranti non denunciate per gli stessi motivi di cui sopra. La legge colpisce anche le famiglie povere dei migranti “irregolari” rimaste in Patria: non è più possibile, infatti, effettuare trasferimenti di denaro senza permesso di soggiorno. Vi sono italiani che si approfittano di questa situazione e speculano ignobilmente sulla condizione dei “clandestini”, con minacce e intimidazioni di varia natura. Senza permesso di soggiorno non ci si può sposare. Chi ospita o aiuta un migrante “irregolare” anche in condizioni tragiche, diviene colpevole di favoreggiamento dell'’immigrazione clandestina e perseguito duramente, secondo l’art. 1 della Legge 733 B: rischia da sei mesi a tre anni di carcere. Il decreto trasforma anche i migranti regolari in cittadini di serie B, con l’istituzione di un Permesso di soggiorno a punti. Se il migrante non si “comporta bene” secondo le autorità, perde punti e quando il Permesso si azzera viene espulso. Questa realtà – connessa alla reintroduzione del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale – aumenterà la piaga degli abusi incontrollati da parte di autorità e istituzioni, i ricatti e le crudeltà contro gli stranieri in Italia. Si veda, a titolo di esempio: Per ottenere la residenza, elemento necessario al Permesso di soggiorno, lo straniero dovrà ottenere un certificato di idoneità alloggiativa. Se l’alloggio – già difficile da trovare in Italia, per un migrante, che speso deve pagare cifre esorbitanti in nero – non viene riconosciuto idoneo, il migrante diventa “irregolare” e quindi perseguitato ed espulso. I costi per espletare le procedure necessarie all'’ottenimento del Permesso di soggiorno e della cittadinanza italiana sono diventati esorbitanti. Il decreto, inoltre, autorizza l’istituzione di “ronde”, che di fatto sono milizie xenofobe, omofobe e razziste organizzate secondo le disposizioni della Lega Nord e di movimenti politici fuori–legge ma comunque considerati legittimi dal Governo Berlusconi e dalla maggioranza parlamentare italiana, come Forza Nuova, Azione Giovani e Fiamma Tricolore. Fin dal momento in cui il decreto sulla sicurezza è stato approvato, il Gruppo EveryOne – che è impegnato a sottoporre agli organi giudiziari internazionali il testo del provvedimento, chiedendo che ne sia riconosciuta l’illegittimità di fronte alle norme internazionali che combattono la discriminazione sociale, i fenomeni di apartheid e razzismo – ha sottoposto al Governo due emergenze, da affrontare e risolvere nell'’immediato. La prima riguarda le 500mila badanti e i lavoratori “clandestini” senza permesso di soggiorno: per evitare di mettere fuori legge sia loro che i loro datori di lavoro, è importante regolarizzarli senza eccezioni con un’urgente sanatoria. Recentemente, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla famiglia, on. Carlo Giovanardi, ha riconosciuto la gravità del problema, sollecitando un provvedimento d’'urgenza simile alla regolarizzazione attuata nel 2002 (prima dell'’entrata in vigore della legge Bossi–-Fini e dei decreti– flussi che ancora oggi paralizzano il sistema della regolarizzazione delle badanti). Di fatto, è l’ammissione che il testo del decreto, a partire dall'’introduzione del “reato di clandestinità”, approvato per compiacere la Lega Nord e le correnti xenofobe, non solo è una legge razziale, ma fa acqua da tutte le parti, sia sotto il profilo del diritto che sotto quello dell'’opportunità sociale. Temiamo che il governo regolarizzerà solo le badanti e le colf al servizio di italiani, per accontentare l'elettorato regalando loro vere e proprie "schiave". La seconda richiesta posta dal Gruppo EveryOne al Governo italiano è una disposizione che ponga rimedio al diffondersi del panico fra i migranti, costringendoli a vivere la condizione di clandestinità nascondendosi per timore di essere denunciati, internati ed espulsi. Attualmente, migliaia di stranieri, gruppi familiari e singoli individui, vivono in tali condizioni, senza accedere a cure sanitarie in caso di malattia, senza segnalare alle autorità i nuovi nati, senza denunciare violenze e abusi subiti. Chi lavora “in nero” è spesso costretto a subire ricatti e soprusi, mancati pagamenti per le prestazioni e, nel caso delle donne, richieste di prestazioni sessuali da parte dei “datori di lavoro”. E’ una nuova forma di schiavitù cui hanno portato negli ultimi anni le politiche xenofobe e razziali delle Istituzioni, una schiavitù di Stato che è divenuta ancora più odiosa, incivile e inaccettabile dopo l’approvazione del ddl 733 B. Il Ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha riconosciuto recentemente il mercato del sesso che vede coinvolte come schiave di italiani migliaia di badanti, ma ha usato questa tragedia per la propaganda xenofoba, paragonando le vittime a prostitute. Un altro problema, verso il quale il Gruppo EveryOne ha protestato con altrettanta fermezza, è il rischio di epidemie cui il provvedimento sottopone sia i migranti che i cittadini dell'’Unione europea e del resto del mondo. La condizione di totale esclusione sociale cui sono costretti, in seguito al reato di clandestinità, gli stranieri “irregolari”, costretti a vivere nascosti, in condizioni igieniche tragiche, rende impossibile, nel caso insorgesse un’epidemia, qualsiasi azione di prevenzione, quarantena o azione sanitaria. Senza cure mediche, senza vaccinazioni e trattamenti adeguati, basta un’influenza atipica per mietere molte vittime e dare luogo a possibili gravi mutazioni. Per non parlare del pericolo–lebbra, una malattia che recentemente è stata segnalata a Milano e Genova. Le pronte cure, le procedure antiepidemiche e la quarantena hanno evitato il diffondersi del morbo, cosa che da oggi non sarà più possibile. Due casi di sospetta lebbra non curata a causa della paura di una denuncia sono già stati segnalati, ancora a Milano. Il pericolo epidemie, un’emergenza del mondo globalizzato di oggi, richiede necessariamente la fiducia nelle Istituzioni sanitarie da parte di tutte le categorie sociali. In caso contrario, si torna nel Medioevo, con i pericoli che ne conseguono. E’ l’ulteriore dimostrazione di quanto sia irresponsabile il provvedimento. Non si osa pensare a cosa accadrebbe in presenza di un virus terribile come l’Ebola, evento tutt'’altro che improbabile, considerato che perseguitati e profughi provengono spesso da Paesi in cui tale virus rappresenta un grave problema sanitario Il Gruppo EveryOne, insieme a una rete di organizzazioni per i Diritti Umani e alle personalità politiche che continuano a rispettare la Costituzione e le normative internazionali a tutela dei diritti fondamentali dell'’individuo, ha chiesto al Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, di non firmare la Legge razzista, ma fino a oggi il Presidente ha assecondato, per paura o ignavia, la deriva in cui si trovano le Istituzioni. Il Gruppo EveryOne ha altresì protestato affinché il Governo ponga immediatamente fine questa barbarie razzista, che rappresenta una vergogna nell'’Unione europea, la cui Carta dei Diritti Fondamentali e le cui Direttive indicano una direzione opposta: la realizzazione di una civiltà continentale fondata su tolleranza, accoglienza e Diritti Umani. A parte la voce del presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e all'’iniziativa del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi , tuttavia, vi è una incresciosa unità di vedute – simile alla complicità che univa i gerarchi nazisti – fra le personalità politiche della maggioranza, che ormai ragionano con il “cervello xenofobo” della Lega Nord. Il Gruppo EveryOne ritiene che senza una posizione forte da parte delle autorità internazionali, nonché degli altri Stati membri dell'’Unione, l’Italia si incamminerà irreversibilmente verso la creazione di uno Stato totalitario, governato da nuove leggi che rifiutano ogni conquista nel campo dei diritti civili e umani e diventerà presto (in parte lo ha già fatto) un pericoloso esempio per l’Europa. Anche le voci dell'’attivismo, in Italia, sono soffocate con arroganza e violenza: i leader del Gruppo EveryOne hanno subito ogni genere di intimidazione e minaccia, nonché azioni ostili da parte delle autorità, anche di livello elevato. Non a caso, essi sono fra i pochissimi europei invitati alla Piattaforma di Dublino 2009, sotto il patrocinio dell'’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, riservata agli attivisti in pericolo di persecuzione e di vita. Gli attivisti Rom del Gruppo EveryOne sono stati ripetutamente aggrediti, pestati – anche da forze di polizia –, minacciati, sottoposti ad appostamenti e pedinamenti. Non a caso l’attivista Mauro Zavalloni, dopo essersi iscritto al Gruppo EveryOne e averlo annunciato pubblicamente – con un esposto alla Corte di Strasburgo in cui menzionava il suo caso: Riguardo alla Legge 733 B, sottolineiamo infine come essa ponga di fatto migliaia di migranti “clandestini” in mano alle mafie, loro unica speranza di avere un sostegno per sopravvivere. Rileviamo inoltre come il fenomeni dello sfruttamento, della riduzione in schiavitù, degli stupri e degli abusi sessuali, delle aggressioni e degli omicidi a sfondo xenofobo, delle sparizioni di minori, già gravissimi in Italia, aumenteranno a dismisura, colpendo individui già fragili, vulnerabili, emarginati ed esposti a mille pericoli. Il Gruppo EveryOne si augura che la richiesta di intervento urgente ad autorità e istituzioni internazionali non cada nel vuoto o non venga accolta solo attraverso ammonimenti, risoluzioni e inviti rivolti alle Istituzioni italiane, strumenti assolutamente inefficaci (come lo furono ai tempi di Hitler, quando le autorità risposero con messinscene e menzogne alle richieste di chiarezza sul trattamento riservato alle minoranze invise al regime). Contattando l’organizzazione internazionale per i Diritti Umani attraverso il sito web www.everyonegroup.com, si possono ricevere dossier, rassegne stampa, testimonianze e informazioni relativamente a quanto esposto.


Gruppo EveryOne

 articolo tratto da http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=43728&idsezione=2



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 18/7/2009 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 luglio 2009
Le nuove camicie brune. ll neofascismo oggi in Italia ·
 Le nuove camicie brune. ll neofascismo oggi in Italia
Dal 22 aprile nelle librerie
Redazione - Osservatorio democratico - 14/04/2009

Nel neofascismo italiano è in atto un’evoluzione: sempre più marcate si stanno manifestando le tendenze ad assumere o ricercare riferimenti non più solo nel ventennio mussoliniano, ma direttamente nel nazismo. Un salto di qualità. Tali caratterizzazioni un tempo risultavano estremamente minoritarie. Il Movimento sociale italiano, il principale contenitore neofascista del dopoguerra, evitò sempre, non a caso, di esaltare il collaborazionismo con i nazisti. Non fosse altro che per ragioni di immagine. Anche la diffusione delle istanze negazioniste dell’olocausto in Italia non è stata per diversi decenni particolarmente significativa. Ora sembra, negli anni Duemila, che tutti i freni inibitori siano saltati e che il confine tracciato un tempo sia stato superato.
La nascita anche in Italia, negli ultimi anni, di formazioni dichiaratamente naziste si colloca in questo quadro. Un fenomeno recente. Ferrari esamina con estrema chiarezza i nuovi raggruppamenti, i riferimenti politici e culturali, le simbologie e i miti di un preoccupante fenomeno di ritorno neonazista.



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 10/7/2009 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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