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AntifascismoResistenza
17 febbraio 2010
Un inchino a Dresda ·
 Un inchino a Dresda

E’ una delle poche cittá tedesche in cui vale sempre la pena passare un fine-settimana. Non solo perchè Dresda è una perla (completamente ristrutturata) del barocco. Ma perché questa orgogliosa cittá ha avuto sempre la forza ed il coraggio di riprendersi dalle madornali batoste che il 20 °secolo le ha inferto.

L’inferno delle tonnellate di bombe sganciate la notte del 13 febbraio dai 796 Lancaster della Royal Air Force, più le altre tonnellate scaricate nella seconda passata del 14 febbraio di 65 anni fa dai 311 B-17 americani son state la prova più tragica a cui Dresda è stata sottoposta. Sotto il fuoco di 3300 tonnellate di bombe che in due giorni l’han ridotta in cenere, sono morte – si stima – almeno 25mila persone.

Dopo la catastrofe dei 12 anni di nazismo, e l’ecatombe dei bombardieri di Sir Harris,è calata la notte dei 40 anni del regime di Ulbricht e poi di Honecker sulla valle dell’Elba. Cosa questi 4 decenni di oscuritá politica, culturale e psicologica abbiano significato per la cittá e per i sassoni, nessuno l’ha meglio desritto del giovane Uwe Tellkamp. In un romanzo recente – “Der Turm”, La Torre – che é un disperato omaggio di 973 pagine alla bellezza così sfregiata e più volte maltrattata di Dresda.

Come se non fossero bastati i lunghi supplizi di due dittature, anche la natura ci si è messa, con l’alluvione dell’Elba del 2002 a perseguitare il capoluogo sassone. Per l’allora cancelliere della Spd, Gerhard Schröder, comparso sull’Elba coi suoi indimenticabili stivaloni verde-bottiglia fu la conferma del secondo mandato.

Ma per la gente di Dresda e dintorni, dopo la notte delle privazioni durata 40 anni nell’ex-Ddr, l’ennesima catastrofe.

Eppure ieri la gente del capoluogo sassone ha dato ancora una volta una bella prova della pasta di cui é fatta. Del coraggio civile che sanno tirare fuori i suoi cittadini quando si tratta di difendere “la perla” dalle invasioni, storiche o naturali che siano. C’erano tutti, dalla simpatica Helma Orosz, sindaco di Dresda, al premier regionale Stanislaw Tillich (entrambi della Cdu), sino ai capi della Spd, dei verdi, della sinistra varia, dei sindacati e della chiesa: tutti, giovani come anziani schierati come una compatta diga democratica contro la valanga nera dei neonazi. Che anche quest’anno ci han provato ad abusare con i loro scurrili striscioni ed osceni slogan delle sofferenze inflitte a Dresda e ai suoi cittadini il 13 e 14 febbraio del 1945.

Ho avuto il dispiacere di parlare un paio di volte con questi fondamentalisti radicali che chiamiamo ‘neonazisti’. Ed ho incontrato il più ‘Fondi’ di tutta la tribù, tal Udo Voigt, il presidente della Npd. Loro negano ogni valore storico e di diritto ai principi etico-politici della Verfassung, della costituzione tedesca. Per loro si tratta solo di un artificiale ‘mostro’ imposto con le armi nel dopoguerra dal capitalismo americano non tanto alla Germania, ma alla Repubblica Federale. Che per loro è un altro ‘mostro’, non certo la ‘genuina’Deutschland.

Quest’ultima più che una concreta entitá politica è nei loro curiosi paradigmi un’idea mistica. E’ il luogo i cui vive il popolo tedesco che è ‘über alles’ sotto almeno due aspetti. Sotto quelli più demenziali di una ipotetica razza germanica. Ma anche dal punto di vista geografico, ossia ben oltre gli attuali confini – che loro non accettano – con la Polonia.

Impossibile, se non si sono deglutiti come oro colato questi due, tre principi dogmatici – ogni discussione razionale con un ‘normale’ Neonazi. Sarebbe come voler discutere sul filo di argomenti sensati con un fervente Ultrá.

Con uno astuto poi come il capotribù Udo Voigt anche le normali interviste diventano problematiche: Voigt si ferma sempre un momento prima di dire esplicitamente quel che davvero pensa sulla Costituzione e sulle regole della societá democratica. Che chiaramente rinnega e non rispetta minimamente. Anche se lui, la sua Npd ed i suoi baldi giovinastri (con tutti i loro giornaletti, case editrici, filmini e concertelli nazirock ed empori Kitsch) ne sfruttano abilmente – dalle sovvenzioni ai partiti alle libertá democratiche di stampa e riunione – tutte le risorse – ossia i soldi del contribuente – e le libertá.

E’ solo una delle prime contraddizioni in cui si avvolge anche il più radicale dei naziskin. Ma la più raccapricciante di queste perversioni è quando 4 o 5mila di questi naziskin sfruttano come ieri i principi democratici per invadere Dresda ed urlare in piazza una delle più esacrande bestemmie del 20° secolo. E cioé che i bombardamenti del febbraio 1945 siano stati qualcosa come un “Bomben Holocaust” del popolo tedesco. Un Olocausto per giunta che nella astrusa mente barocca di qualche naziskin si deve ad una presunta congiura internazionale, tramata dalle solite, oscure Potenze del male (gli Usa, in genere) per negare e falsificare la ‘Vera’ Storia del Deutsches Volk…

Per fortuna – della Verità, della Storia e del popolo tedesco – che ci sono ancora loro, i baldi giovini della Npd, a salvare l’onore il sangue e il futuro del Deutsches Volk da tanti cattivi nemici e complotti internazionali!

Come liberarsi di tanta mole di idiozie e, soprattutto, di idioti del genere?

Solo sulla base delle leggi, adoperandone anche tutti i cavilli del codice, e ricorrendo persino all’utima istanza dei giudici della Costituzione non si ottiene molto. La Spd ci ha già provato anni orsono in Germania ad appellarsi alla somma istanza della Corte di Karlsruhe, ed è miseramente fallita (rendendo anzi ad Udo Voigt uno dei più graditi servigi).

L’unica per smontare la malia neoromantica, la pseudo-metafisica dei naziskin resta sempre la strada dell’Aufklärung, che oggi diremmo dell’Informazione. Negli ultimi anni ad esempio son stati pubblicati bei libri sulla cosiddetta Luftkrieg, la guerra-aerea in Germania (uno dei quali, dello storico berlinese Jörg Friedrich, “Der Brand”, diventato un bestseller internazionale).

Ma quando anche la via degli argomenti, dei testi ed informazioni è giunta alla fine, l’unica é sobbarcarsi la fatica di scendere in piazza. Per impedire come hanno fatto ieri in 10mila a Dresda che 4, 5mila bacarozzi tutti neri sfilino tranquillamente per una delle cittá piú belle di Germania urlando le più demenziali castronerie del 20° secolo.

Un applauso quindi e un dovuto inchino ai cittadini di Dresda.


articolo tratto da http://vastano.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/14/un-inchino-a-dresda/



permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 17/2/2010 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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