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AntifascismoResistenza
4 aprile 2008
Giuseppe Bifolchi
 
Giuseppe Bifolchi è quello di destra

Giuseppe Bifolchi (Balsorano20 febbraio 1895 – Avezzano16 marzo 1978) è stato un partigiano e anarchico italiano.

Sottufficiale durante la prima guerra mondiale, alla fine del conflitto aderì alle correnti anarchico individualiste che si svilupparono in Italia, per poi spostarsi verso l'area anarco-comunista difatti fu tra i firmatari del "Manifesto degli anarchici comunisti italiani".

Negli anni '20 fu costretto all'esilio in Francia dove aderì alla "Piattaforma organizzativa dei comunisti anarchici", e partecipò al primo incontro dei "piattaformisti" nel 1927. Nel 1924 era entrato a far parte della redazione del giornale "L'Agitazione", un periodico di cultura e politica anarchica italiana pubblicato dagli esiliati a Parigi, di cui fu pubblicato solo il primo numero.

Nel 1927, per sopravvivere fu costretto ad iniziare a lavorare in un cementificio. Nello stesso periodo iniziò a collaborare con il giornale anarchico francese "Le Libertaire". Il 7 agosto dello stesso anno partecipò attivamente al "Comitato internazionale anarchico di difesa per Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti". Nel 1929 causa delle vicessitudini con la polizia francese dovute al suo attivismo, fu costretto ad abbandonare Parigi, per trasferirsi, con la sua compagna Argentina Gantelli, a Bruxelles, dove divenne redattore del mensile anarchico "Bandiera Nera", dove rimase fino al 1931. Contemporaneamente collaborò con le riviste svizzere "Le réveil anarchiste" e "Vogliamo".

Nel luglio del 1936 con Camillo Berneri ed altri, tra cui la sua compagna, organizzò il primo gruppo di italiani diretti a Perpignan per preparare la lotta in Spagna contro i franchisti. Fu nominato capo dei fucilieri del gruppo di Francisco Ascaso e in tale veste conquistò, subendo comunque gravi perdite, le alture del Monte Pelato. Successivamente divenne capitano della colonna Rosselli a Huesca: mentre Carlo Rosselli venne considerato la mente politica della spedizione, Bifolchi ne era ritenuto lo "stratega" militare e dimostrò grandi doti tattiche durante l'offensiva su Almudevar.

Rientrato il Belgio nel 1937 aiutò molti anarchici, alla vigilia della seconda guerra mondiale, a fuggire in Sud America, grazie a passaporti falsificati presi in Spagna durante la guerra civile.

Nel 1940 fu internato in un campo di concentramento, per essere, in seguito, estradato in Italia, dove fu inviato al confino prima a Ponza e poi a Ventotene.

Aderì alla resistenza partigiana italiana e fu nominato "sindaco della liberazione" di Balsorano nel 1944. Nello stesso anno organizzò una delegazione per chiedere agli Alleati di non bombardare il paese dato che i tedeschi si erano ritirati. La richiesta non venne accolta ed il paese abruzzese fu bombardato il 4 giugno 1944.

Dopo la Liberazione organizzò una cooperativa anarchica e collaborò con il giornale "L'Internazionale". Nel 1970 emigrò negli Stati Uniti per poi rientrare in Italia poco prima della morte, avvenuta nel 1978.




permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 4/4/2008 alle 8:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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