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29 marzo 2008
Risiera di San Sabba
 
La Risiera di San Sabba (in sloveno: Rižarna pri Sveti Soboti) è stato un campo di detenzione e transito nazionalsocialista situato nella città di Trieste. Fu l'unico lager italiano all'interno del quale venne installato un forno crematorio e nel quale le autorità tedesche compirono uccisioni, in un primo momento mediante gas (usando i motori diesel degli autocarri), mentre in seguito mediante fucilazione o colpo di mazza alla nuca.

Premessa

In seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, le province italiane di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana vennero sottoposte al diretto controllo della Germania nazista con il nome di Zona di operazione dell’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico). Tale zona, formalmente, faceva parte della Repubblica sociale italiana, ma l'amministrazione del territorio, considerato come zona d'operazione bellica fu però affidata e sottomessa al controllo dell’Alto Commissario Friedrich Rainer, già Gauleiter della Carinzia.

La risiera

Il complesso di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso, costruito nel 1913 nel rione di San Sabba, alla periferia di Trieste, fu trasformato in un campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre 1943, e denominato Stalag 339.

La Risiera di San Sabba
La Risiera di San Sabba

Successivamente, al termine dell’ottobre 1943, diviene un Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), utilizzato come centro di raccolta di detenuti in attesa di essere deportati in Germania ed in Polonia e come deposito dei beni razziati e sequestrati ai deportati ed ai condannati a morte. Nel campo venivano anche detenuti ed eliminati Sloveni, Croati, partigiani, detenuti politici ed ebrei.

Supervisore della Risiera fu l'ufficiale delle SS Odilo Globocnik, triestino di nascita, che ebbe un importante ruolo in molti campi di concentramento.

Per i cittadini incarcerati nella Risiera, intervenne in molti casi, presso le autorità germaniche, il vescovo di Trieste, monsignor Santin; in alcuni casi con una soluzione positiva (liberazione di Giani Stuparich e famiglia) ma in altri senza successo.

I nazisti, dopo aver utilizzato per le esecuzioni i più svariati metodi, come la morte per gassazione utilizzando automezzi appositamente attrezzati, si servirono all’inizio del 1944 dell'essiccatoio della risiera, prima di trasformarlo definitivamente in un forno crematorio. Tuttavia va precisato che il forno crematorio della risiera venne utilizzato solo ed esclusivamente per lo smaltimento dei cadaveri e mai, per quanto ci è dato sapere, come mezzo di esecuzione. Questa costruzione venne sperimentata il 4 aprile 1944, con la cremazione di una settantina di cadaveri di ostaggi fucilati il giorno prima in località Villa Opicina (Trieste). Il forno crematorio e la connessa ciminiera, furono abbattuti con esplosivi dai nazisti in fuga nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, nel tentativo di eliminare le prove dei loro crimini. Tra le rovine furono ritrovate ossa e ceneri umane.

Riguardo le ipotesi sui metodi di esecuzione, si parla di gassazione in automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla nuca o fucilazione. Nel complesso si parla di un numero oscillante attorno le 5000 vittime. La Risiera, secondo alcuni, non è paragonabile agli altri campi di stermino tedeschi essendo nata come campo di detenzione.

Il museo e gli edifici

Luogo dove si trovava il forno crematorio
Luogo dove si trovava il forno crematorio

Nel campo erano presenti diversi edifici che oggi non esistono in seguito alla trasformazione in campo profughi per gli esuli giuliano-dalmati nel 1945 e alla seguente ristrutturazione e trasformazione in "Monumento Nazionale" . Sono visibili:

  • La "cella della morte" dove venivano rinchiusi i prigionieri portati dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore.
  • Le 17 celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri, riservate particolarmente agli Sloveni e Croati, ai partigiani, ai politici, agli ebrei, destinati all'esecuzione a distanza di giorni o di alcune settimane. Le due prime celle venivano usate per la tortura e la di raccolta di materiale prelevato ai prigionieri e vi sono stati scoperti, fra l'altro, migliaia di documenti d'identità, sequestrati non solo ai detenuti e ai deportati, ma anche alle persone inviate al lavoro coatto.
  • L’edificio seguente di quattro piani, dove venivano rinchiusi in ampie camerate gli ebrei ed i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania, uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da qui finivano a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare.

Nell’edificio centrale, usato come caserma, con i resti del forno crematorio si trova l’interessante Museo.




permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 29/3/2008 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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