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29 marzo 2008
Campo di concentramento di Ravensbrück
  Il campo di concentramento di Ravensbrück, utilizzato dal regime nazista nel contesto dell'Olocausto, era situato a 90 chilometri a nord di Berlino, nei pressi di Fürstenberg (Meclenburgo).

A differenza della maggior parte dei campi, Ravensbrück era destinato prevalentemente alle donne e bambini. Ravensbrück disponeva di trentuno sottocampi utilizzati dai nazisti come riserva di manodopera schiava e disseminati tra il Mar Baltico e la Baviera.

Il 25 novembre 1938 su ordine del Reichsführer delle SS Heinrich Himmler, vennero trasferiti 500 prigionieri dal campo di concentramento di Sachsenhausen per la costruzione di un nuovo campo a Ravensbrück.Storia del campo [modifica]

Il 15 maggio 1939, le prime 900 deportate austriache e tedesche provenienti dal campo di concentramento femminile di Lichtenburg vennero internate a Ravensbrück che da questo momento, e fino alla definitiva caduta del regime nazista nel maggio 1945, divenne il lager femminile principale della Germania.

Il 29 giugno dello stesso anno giunsero al campo, provenienti dall'Austria, 440 deportate zingare insieme ai loro figli: entro il 1945 erano ne transitate un totale di circa 5.000.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale e la successiva invasione tedesca della Polonia, il 23 settembre 1939, le prime deportate polacche giunsero al campo. Entro il termine del conflitto vennero internate a Ravensbrück provenienti dalla Polonia e dagli altri territori occupati dell'est circa 40.000 donne.

Il 6 giugno 1941 sorse a Ravensbrück un campo di concentramento maschile, sepatato da quello femminile, con l'arrivo dei primi 300 deportati provenienti da Dachau.

A partire novembre 1941 il medico eugenista del campo, Friedrich Mennecke, condusse diverse "selezioni" per eliminare le deportate fisicamente più debilitate. Il 23 marzo 1942 circa 1.000 internate vennero trasferite al campo Auschwitz-Birkenau, dove diedero origine al primo nucleo del nuovo campo femminile in costruzione ad Auschwitz. Tra il 1942 ed il 1943 continuarono i trasferimenti di deportate ebree in seguito agli ordini pervenuti dall'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich che prevedevano l'internamento di tutti i deportati di origine ebraica nel campo di Auschwitz, al fine di rendere la Germania (dove Ravensbrück si trovava) Judenrein, ovverosia "priva di ebrei".

Il 20 luglio 1942, iniziarono gli esperimenti "medici" sulle internate (principalmente polacche), effettuati dal medico delle SS Karl Gebhardt. (vedi Gli "esperimenti" medici)

All'inizio del 1944 le autorità del campo, per eliminare le deportate stremate, iniziarono la costruzione di una camera a gas funzionante a Zyklon B (acido cianidrico) e di un forno crematorio: la prima gassazione documentata risale al 22 giugno dello stesso anno. In totale vennero uccise oltre 2.000 persone nella camera a gas di Ravensbrück.

Il 23 aprile 1945, con l'avvicinarsi della fine per il regime nazista, Heinrich Himmler trattò, sperando di salvarsi, con il conte svedese Folke Bernadotte la liberazione di circa 7.000 internate che vennero trasferite dalla Croce Rossa svedese al sicuro. Il 27 aprile, le SS ordinarono l'evacuazione delle restanti deportate (e deportati del campo maschile) che furono costrette ad una marcia della morte, durante la quale la maggior parte perse la vita.

Il 30 aprile 1945 le forze sovietiche liberarono il campo: trovarono 3.000 prigioniere scampate all'evacuazione, e circa 300 prigionieri uomini, per la maggior parte gravemente ammalati e completamente denutriti. Poche ore dopo le unità sovietica in avanzata liberarono anche le scampate alla marcia della morte.

Si stima che tra il 1939 e il 1945 il campo di Ravensbrück abbia ospitato circa 130.000 deportati, dei quali 110.000 donne. I documenti sopravvissuti alla distruzione da parte delle autorità del campo indicano circa 92.000 vittime.

Vita nel campo

Quando una nuova prigioniera arrivava a Ravensbrück era obbligata ad indossare il Winkel, un triangolo di stoffa colorato, che identificava il motivo di internamento; sul triangolo era applicata una lettera che identificava la nazionalità. Le deportate polacche, che divennero la maggior componente nazionale nel campo a partire dal 1942, indossavano normalmente un triangolo rosso (deportate politiche) con una lettera "P" (nazionalità polacca). Le donne ebree, prima del trasferimento verso Auschwitz, indossavano un triangolo giallo, alcune volte sovrapposto con un secondo triangolo per indicare altri motivi di internamento. Le criminali comuni indossavano il triangolo verde, i Testimoni di Geova il triangolo viola. Le zingare, le prostitute e le «asociali» venivano identificate da un triangolo nero.

Il triangolo rosa, utilizzato per identificare gli omosessuali maschi presso gli altri campi di concentramento, non venne utilizzato nel campo femminile di Ravensbrück; le lesbiche internate, spesso per associati motivi razziali o politici, vennero contrassegnate con il triangolo nero e cosiderate semplici «asociali»

Alle deportate venivano rasati i capelli, poi utilizzati dall'industria tedesca; le deportate "ariane", però, non sempre subivano questo trattamento. Per esempio esso non venne applicato, nel 1943, ad un trasporto proveniente dalla Norvegia e composto da donne di origine nordica.

In base alla lista incompleta dei trasporti (Zugangsliste) che consiste di 25.028 nomi di donne deportate dai nazisti al campo è possibile definire la seguente composizione etnica:

La Gestapo categorizzò inoltre le detenute come segue:

  • 83,54% politiche
  • 12,35% asociali
  •   2,02% criminali comuni
  •   1,11% Testimoni di Geova
  •   0,98% altro

La Zugangsliste superstite è uno dei più importanti documenti conservati a memoria dell'Olocausto e venne salvata negli ultimi istanti di vita del campo dai membri dell'unità Mury dello Szare Szeregi, un movimento di resistenza della associazione Scout polacca nato durante la guerra in contrapposizione all'invasione tedesca. Il resto dei documenti del campo vennero bruciati dalle SS.

Una delle forme di resistenza di Ravensbrück fu l'organizzazione, nascosta alla autorità del campo, di lezioni scolastiche realizzata dalle prigioniere in favore delle compagne più sfortunate. Tutti i gruppi nazionali ebbero una qualche forma di insegnamento: le deportate polacche riuscirono ad organizzare lezioni universitarie con insegnanti qualificate.

Tutte le prigioniere dovevano compiere lavori pesanti. Erano obbligate a molti tipi diversi di lavoro schiavo: costruzioni, agricoltura e anche costruzione dei missili V2 per conto dell'azienda tedesca Siemens AG. Ravensbrück fornì tutti i principali lager, escluso Auschwitz, di ragazze da impiegare nei bordelli interni ai campi di concentramento. I postriboli dei lager potevano essere utilizzati dal personale di guardia al campo, dagli internati criminali comuni (contraddistinti dal triangolo verde) ed in generale dai prominenti di razza "ariana" , in ogni caso erano esclusi gli ebrei.
Nel 1942 i tedeschi inviarono cinquanta prigioniere politiche nei seguenti campi di concentramento per l'impiego come prostitute nei bordelli: Buchenwald, Dachau, Flossenbürg, Mauthausen, Neuengamme e Sachsenhausen. Molte delle prescelte erano partite volontarie per sfuggire alle terribili condizioni di Ravensbrück. Le prostitute impiegate nei bordelli dei campi venivano infatti pagate, potevano riposare la mattina, avevano giorni liberi, ricevevano vestiti e cibo migliori, potevano lavarsi regolarmente e venivano generalmente trattate meglio; d'altra parte molte tornarono a Ravensbrück dopo pochi mesi affette da malattie veneree.

Tra le migliaia di detenute giustiziate dai nazisti a Ravensbrück vi furono quattro membri appartenenti allo Special Operations Executive (Denise Bloch, Cecily Lefort, Lilian Rolfe e Violette Szabo), la suora Élise Rivet, Elisabeth de Rothschild, la principessa francese venticinquenne Anne de Bauffremont-Courtenay ed Olga Benário, moglie del leader comunista brasiliano Luís Carlos Prestes. L'esecuzione più massiccia, circa 200 vittime, venne realizzata contro un gruppo di giovani patriote polacche appartenenti all' Armia Krajowa.

L'esperienza della deportazione nel campo di concentramento di Ravensbruck è stata raccontata dall'attrice e scrittrice francese Fanny Marette nel suo libro Ero il numero 47.177 - Diario di una deportata.

Bambini nel campo

I primi bambini raggiunsero il campo nel 1939, insieme alle loro madri zingare provenienti dal campo di Burgenland, in Austria. In seguito molte madri ebree olandesi, francesi, ungheresi giunsero insieme ai figli. Alcune di loro erano incinte al momento dell'internamento: nei primi anni esse erano costrette all'aborto appena la gravidanza veniva scoperta oppure venivano selezionate per l'immediata uccisione. In seguito le autorità SS del campo permisero alle donne incinte di portare a termine la gravidanza: le SS si riservavano però il diritto di portare via i neonati alle madri.

Statistiche incomplete riportano in 882 il numero totale di bambini deportati a Ravensbrück, la maggior parte dei quali non sopravvisse alla prigionia.

Gli "esperimenti" medici

Le internate di Ravensbrück venno utilizzate, a partire dall'estate 1942, come cavie umane per la "sperimentazione" medica: almeno 86 donne, di cui 74 polacche (la maggior parte di queste provenienti da Lublino con il trasporto del 23 settembre 1943, vedi lista) furono selezionate per le due serie di esperimenti.
La prima serie (luglio 1942 - dicembre 1943) riguardò nuovi farmaci a base di sulfonamide, destinati alla cura delle infezioni delle ferite dei soldati al fronte. Le internate vennero deliberatamente ferite e fratturate ed infettate con batteri virulenti. Per meglio simulare le infezioni in alcune ferite vennero introdotti pezzi di legno, vetro o stoffa, attendendo poi lo sviluppo della cancrena. Le ferite venivano successivamente curate con i nuovi farmaci per verificarne l'efficacia.
La seconda serie (settembre 1942 - dicembre 1943) di esperimenti riguardò lo studio del processo di rigenerazione di ossa, muscoli e nervi e la possibilità di trapiantare ossa da una persona all'altra: alcune donne subirono amputazioni, altre, come nel caso precedente, fratture e ferite.
Ovviamente tutti gli esperimenti avvennero senza la volontà e nonostante le proteste delle vittime che rimasero tutte gravemente debilitate sia a livello fisico che psichico. Cinque di esse, di nazionalità polacca, morirono in seguito alle sperimentazioni; altre sei vennero uccise successivamente nel campo. Le altre, soprannominate Kaninchen - conigliette, a causa dell'andatura assunta dopo gli esperimenti riguardarono soprattutto gli arti inferiori - riuscirono a sopravvivere grazie all'aiuto delle altre prigioniere del campo.

 

Tra le 120 e le 140 donne zingare vennero sterilizzate a Ravensbrück nel gennaio 1945, per testare l'efficacia dei nuovi metodi tedeschi, basati su raggi x, chirurgia e diversi farmaci. Questi esperimenti di sterilizzazione avevano come ultimo scopo la sterilizzazione forzata di milioni di persone considerate "indesiderabili" per il "nuovo ordine mondiale". Tutte le donne sottoposte alla sterilizzazione, timorose delle conseguenze di un eventuale rifiuto, firmarono un documento di consenso dopo che le autorità del campo avevano promesso loro la libertà nel caso si fossero sottoposte all'esperimento.




permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 29/3/2008 alle 14:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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