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AntifascismoResistenza
26 marzo 2008
La Resistenza austriaca
 

Non è facile, in questa sede, parlare della Resistenza austriaca contro il Nazismo, non solo perchè gli austriaci hanno fatto parte delle forze d’occupazione militari e civili di questa Regione dal settembre 1943 alla fine della guerra nel 1945, ma anche per ragioni di politica interna austriaca, derivanti dalla Dichiarazione di Mosca del 1° ottobre 1943, in seguito alla quale le tre grandi potenze, gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e la Gran Bretagna, considerarono l’Austria come prima vittima dell’aggressione hitleriana, affermando allo stesso tempo che, alla fine della guerra il destino austriaco sarebbe stato giudicato in base al fatto che l‘Austria stessa fu parte attiva nella propria liberazione dal Nazismo.

Interesse e obiettivo prioritari della politica austriaca nell’immediato secondo dopoguerra furono la volontà di mettere in piena luce anche il minimo elemento d’azione o di pensiero che avrebbero potuto essere considerati utili sia per sottolineare le pretese austriache nei confronti del Sudtirolo, sia per difendersi dalle pretese jugoslave sulla Carinzia meridionale, nonchè di evitare di dover pagare riparazioni di guerra.

Esistevano perciò ragioni di stato nel sopravvalutare entità ed effetto della propria Resistenza.

D‘altra parte, a causa della stretta collaborazione con il regime nazista di gran parte della popolazione austriaca, almeno nei primi anni del regime, e considerata la non perfetta riuscita dell‘opera di denazificazione dopo la capitolazione nazista nei primi anni della rinata Repubblica Austriaca, non pochi austriaci consideravano la Resistenza opera di traditori ed erano loro ostili per aver cooperato con il nemico, cosa che viene considerata d’impronta puramente comunista. Il movimento politico comunista conobbe scarso successo in Austria dall’immediato dopoguerra in poi, e fu discriminato per il suo stretto legame con l’Unione Sovietica, una delle forze di occupazione più odiate nel paese fino al 1955.

Queste due correnti si contrappongono fino ai nostri giorni, l’una discriminatoria, l’altra sopravvalutante, e ambedue impediscono una ricostruzione veriteria delle realtà in cui si svilupparono l’organizzazione e l’azione della Resistenza austriaca dall’Anschluss nel 1938 fino alla capitolazione nel 1945.

È vero che con il sostegno dell’Italia fascista il governo austriaco si oppose al pericolo nazista dal 1934 in poi, ma nello stesso tempo, avendo distrutto tutte le strutture del sistema democratico, gli mancò anche, e sempre di più, il consenso della popolazione, che si stava orientando verso il Nazismo nella speranza, così, di risolvere i problemi della disoccupazione e della stagnazione dell’economia. Questo atteggiamento fu condiviso anche da non pochi esponenti della classe economica.

La nazificazione dell’Austria nel marzo 1938 avvenne perciò non solo sotto la minaccia dell’intervento militare tedesco-nazista, ma anche grazie ad un consenso al Nazismo molto diffuso nella popolazione. Il processo di nazificazione si completò però solo mediante il colpo di stato del ministro dell’Interno, Arthur Seyss-Inquart, tramite l‘utilizzo dei mezzi di comunicazione della stessa dittatura austriaca.

Anche se i nazisti immediatamente dopo l’Anschluss eliminarono una parte dei funzionari dell‘esercito, della polizia e delle autorità giudiziarie, non si può non negare l‘estesa continuità dell’apparato statale e dei suoi strumenti, in parte già sotto l’egida dei collaborazionisti nazisti prima dell’Anschluss.

Consenso della popolazione, continuità parziale dell’apparato statale e prime misure rigorosissime della Gestapo e delle SS, non impedirono alla Resistenza austriaca di fare i primi tentativi d’azione contro il nazismo. Quasi 70.000 persone furono arrestate nelle prime settimane della nazificazione, qualche centinaia deportate al campo di concentramento di Dachau, fra le quali anche i più importanti funzionari della comunità ebraica.

Poco dopo si costruì un campo di concentramento nella stessa Austria a Mauthausen.

Gli ebrei furono il primo obiettivo dell’odio e dell’avidità degli austriaci, che sotto gli occhi della polizia, e in particolar modo a Vienna, derubarono e calpestarono impunemente il patrimonio ebraico.

Furono i comunisti per primi a opporre resistenza, utilizzando volantini, manifesti, scritte sui muri e altri mezzi di contropropaganda. Furono loro i meglio organizzati, i più numerosi ed esperti nell’azione clandestina, perché già operativi durante la dittatura austriaca nel 1933.

I comunisti si riunivano in gruppi organizzati in tutte le zone industrializzate dell’Austria, nonché in tutti i nodi ferroviari. Proprio perchè più attivi fra i gruppi di Resistenza, essi hanno patito anche le più grandi perdite. Uno dopo l’altro i Comitati Centrali del partito clandestino vennero scoperti dalla Gestapo, i membri delle organizzazioni arrestati e non pochi trucidati. Si stima che circa 6.300 di loro furono arrestati.

I Socialisti Rivoluzionari, continuando la tradizione socialdemocratica, furono non meno attivi, ma operarono più all’interno dei gruppi: essi furono arrestati in massa nel 1938 e a guerra appena iniziata. Il gruppo più importante si ricostituì intorno ad un insegnante di scuola media, Johann Otto Haas, di Vienna. Fino alla metà del 1942 Haas riuscì a formare un forte gruppo a Vienna, che rimase anche in stretto legame con Salisburgo e con Monaco di Baviera. Scoperti i gruppi, alcune centinaia di membri furono arrestati, solo nel Salisburgese quaranta furono condannati a morte.

Un simile destino ebbero gruppi dell’opposizione conservatrice, costituiti da austrofascisti e monarchici con i leader Karl Roman Scholz, un canonico degli agostiniani di Klosterneuburg, Karl Lederer e Jakob Kastelic. Denunciati da una spia della Gestapo già nella metà del 1940, come del resto anche i Socialisti da un loro ex-compagno, quattrocento persone dei tre gruppi furono arrestate, dodici condannate a morte.

Il grande problema della Resistenza austriaca fu che non si riuscì a organizzare un gruppo dirigente comune, fatto molto improbabile anche in quanto gli obiettivi politici e ideologici erano diversi: coloro che volevano ricostruire l’Austria come Stato indipendente, cioè comunisti e monarchici, erano contrari al sistema politico democratico; coloro che si interessavano della ricostruzione democratica avversavano il problema nazione: i socialisti e comunisti, dove i primi pensavano ad un Austria non indipendente, ma integrata in una grande Germania socialista.

E poi mancava anche un forte e duraturo sostegno di gran parte della popolazione. Per un confronto approssimativo: centomila aderenti alla Resistenza dovevano confrontarsi con settecentomila membri austriaci del Partito nazista.

Non che non esistesse un‘opposizione critica alla situazione. A Vienna le prime reazioni di malumore presso la popolazione si stavano verificando già subito dopo l’inizio della guerra nel 1939. Al grande mercato centrale di Vienna, al Naschmarkt, la gente si lamentava per la dotazione irregolare di viveri di gusto viennese: poca farina e poco grasso; il servizio tram non era regolare, e peggio ancora, i Cafés dovevano chiudere già all’una di notte.

E poi, con somma indignazione dei nazisti, circolavano sempre barzellette come questa:

Si incontrarono due soldati della Wehrmacht a Vienna. L‘uno chiese all’altro: che farai dopo la guerra? Farò un grande giro di bicicletta per tutta la Germania, rispose l’altro. Va bene, disse il primo. Questo alla mattina, ma cosa faresti al pomeriggio?

E poi i giovanotti, i cosiddetti „Schlurfs" perchè camminavano a forza strascicando i piedi e lasciavano crescere i capelli lunghi. Troppo giovani per essere arruolati nell’esercito, combattevano sempre contro i giovani hitleriani.

Ma la svolta decisiva nel consenso delle popolazione austriaca, almeno nella parte orientale del Paese, si verificò con la sconfitta dell’esercito tedesco a Stalingrado. Poche famiglie rimasero senza caduti, pochi soppravissuti che credevano ancora in una vittoria finale della Germania di Hitler.

Già nel novembre 1941 era iniziata l‘opera di istigazione alla diserzione via radio tra le retroguardie tedesche da parte dell’Armata Rossa, per convincere gli austriaci a disertare. Anche gli americani, verso la fine della guerra, qualche volta arruolarono austriaci volontari per combattere dietro le linee in Austria, come fortunatamente accadde nella zona alpina dell’Alta Austria, qualche volta, invece, furono denunciati e trucidati assieme ai membri della famiglia che aveva offerto loro sostegno.

Furono disertori anche i primi nuclei di partigiani sloveni in Carinzia, e, a fianco dei partigiani in Jugoslavia, combatterono anche battaglioni austriaci. Alcuni disertori austriaci trovarono rifiugio anche nel Veneto.

Impressionante fu il caso del’ex-tenente d’aviazione Robert Schollas, probabilmente un viennese, che cooperò con la Divisione Osoppo; „...prendete le Vostri armi", scriveva in un’appello agli austriaci nel 1944, „e venite alla divisione Osoppo Friuli, inseritevi nella lotta per la giustizia e la vittoria della democrazia. Il movimento di liberazione austriaca vi aspetta."

Schollas viene fucilato dalla Landwacht in Carinzia in novembre 1944.

Gli austriaci erano sempre presenti : vittime e persecutori; disertori nascosti e funzionari della Gestapo; capi e vittime dei campi di annientamento; attivisti antinazisti monarchici o socialisti, comunisti e delatori ex-compagni; generali sanguinari o ufficiali impiccati dalle SS per aver tentato di salvare Vienna dalla furia della guerra.

Paragonando il numero degli uni e quello degli altri non si può che osservare un notevole squilibrio.

Oggi però, passato più di mezzo secolo, dobbiamo chiederci ancora, quale spazio nella nostra memoria dobbiamo concedere. Un appello per dimenticare mi sembra la soluzione sbagliata. Dobbiamo scegliere quale tradizione preferiamo che prevalga.




permalink | inviato da Anpi Giovani Arezzo il 26/3/2008 alle 20:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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